di Giorgio Civati, Opinioni & Commenti

Siamo a Como Non dimenticatelo

di Giorgio Civati

All’interno del Comune di Como c’è burrasca: assessori “ritirati”, altri che non si schiodano dalla sedia e anzi appaiono decisi a restare sempre più avvinghiati alla carica, cambi di partito e altro ancora. All’inizio abbiamo avuto un certo interesse: in fondo sono pur sempre quelli che ci amministrano, da cui dipendono scelte e decisioni che riguardano la città e quindi noi. Tempo qualche mezza giornata, però, è prevalsa una certa stanchezza. Di più: una buona dose di fastidio. E ci spieghiamo. Con tutto quello che c’è da fare a Como, davvero la cosa più importante è decidere equilibri e nomi e poteri (poteri? insomma…) tra liste e partiti? Davvero è così fondamentale che il tale assessorato sia dato ad Amelia o Alessandra, o magari a Mario come interim, che Francesco mantenga o meno il suo? In tutta la nostra pochezza pensiamo di no, e ci chiediamo se questo feuilleton non sia un tantino esagerato. Intendiamoci: chi si impegna nella gestione della cosa pubblica merita rispetto e apprezzamento, non fosse altro per il tempo rubato al lavoro o alla vita privata. Ciò detto, però, non perdere il senso della realtà e delle proporzioni magari aiuterebbe. Non stiamo parlando di chi detiene i codici di lancio delle armi nucleari di Usa o Corea del Nord. Qui da gestire ci sono faccende sì complicate, ma relativamente. E la città di Como, lo diciamo con immenso affetto, è robetta in uno scenario più ampio. Le “grandi manovre” politiche in salsa comasca ci sono venute a noia. Sarebbe da riderci sopra se non ci fosse in ballo una città. Da amministrare con i limiti dei soldi scarsini e gli errori passati – vedi alla voce paratie – ancora da sbrogliare. Insomma, a Palazzo Cernezzi non ci aspettiamo un De Gasperi ma gente di buonsenso, concreta. Il balletto della fiducia esterna, dell’appoggio condizionato pare fuori luogo. Ci piacerebbe che, proprio in questi giorni, qualcuno di quelli che hanno accettato il ruolo di amministratore pubblico se ne ricordasse. Per dire: in piazza Cavour, proprio sul lungolago, c’è una fontana delle dieci rotta da tempo. Tra uno sgambetto al collega di giunta, una trattativa e una ripicca in questa guerra di poltrone, non è che qualcuno riesce a farla aggiustare?

20 Novembre 2018

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