Siamo adulti, ma non ancora vaccinati

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di Marco Guggiari

Assistiamo a un insieme di promesse e di parole in libertà. Manca ancora, invece, la necessaria chiarezza. Quanti errori sull’asse Milano-Como e adesso anche incomprensioni sfociate in dure polemiche. Tutto nel mezzo di una pandemia che non lascia ancora intravedere la luce in fondo al tunnel.

Prendiamo il caso Muggiò-Villa Erba. Il commissario della Regione Lombardia Guido Bertolaso è fortemente sotto pressione, un certo nervosismo è comprensibile. Questo però non spiega del tutto le sue uscite sul potenziale hub per le vaccinazioni di piazza d’Armi a Muggiò. Dire, come ha fatto, che “fa schifo” e che immunizzare lì i cittadini comaschi sarebbe stata “un’operazione vergognosa” significa disconoscere una scelta avallata dalla stessa Regione. Intendiamoci, qualche vigoroso colpo di ramazza a quel luogo “sporco”, altra parola usata da Bertolaso e confermata da impietose fotografie e riprese tv, poteva essere dato. Chi parcheggia lì se ne accorge da anni e questo fa il paio con la desolazione di un quartiere sportivo svuotato e in crescente stato di degrado, come abbiamo scritto di recente. Solo il Comune sembra non vedere. Il commissario della Regione ha stroncato Muggiò e ha deciso per Villa Erba, un contesto “suggestivo”, ha detto. Un’altra parola fuori luogo rispetto all’obiettivo che ci si prefigge. Le scuse giunte per i toni utilizzati non bastano. Non spiegano quando e perché Bertolaso e Regione Lombardia hanno cambiato idea, restando fulminati sulla via di Villa Erba. Siamo adulti, anche se ancora non tutti vaccinati. Abbiamo diritto di sapere e di capire fino in fondo. Spieghino. Facile indicare una soluzione; adesso vene il difficile: garantire logistica, viabilità, parcheggi, organizzazione. E le parole in libertà non bastano. Servono condivisione, risorse, collaborazione.

L’altra questione riguarda le promesse, mai tanto concentrate in così pochi giorni con una raffica di date. La Regione ha proclamato che entro oggi sarebbero stati chiamati al telefono tutti gli over 80 in attesa di essere vaccinati, in quanto il sistema degli sms non ha funzionato. E che entro l’11 aprile tutti i grandi anziani avranno ricevuto almeno una dose. L’Ats a cui noi facciamo riferimento ha annunciato che dal 31 marzo ci sarà un’accelerazione per le fasce di età più avanzate e che a metà aprile tutti coloro che ne fanno parte avranno ricevuto l’iniezione. Dopo le parole in libertà, ecco parole impegnative. Controlliamo che diventino fatti. In settimana, in Lombardia, abbiamo superato i 30mila morti da inizio pandemia e la nostra provincia è quella con meno anziani immunizzati in tutta la regione.

Il premier Mario Draghi ha lasciato intendere che in alcune parti d’Italia ci sono troppi furbetti che fanno valere la forza contrattuale della categoria a cui appartengono, come avveniva con le antiche corporazioni di arti e mestieri del Medioevo, con il risultato di trascurare proprio gli anziani e i fragili che hanno diritto di precedenza. Adesso il criterio diventa soltanto l’età. È un’altra promessa. E lo è anche la pubblicazione sul sito del governo del numero di vaccinati in ogni regione e della categoria a cui appartengono. Così come l’impegno per 500mila dosi di vaccino al giorno. Lo impongono i numeri. In Italia abbiamo una media vaccinati inferiore al 40%, nel resto d’Europa supera il 54%. E la nostra seconda dose è appena sopra il 10%; nel resto del continente è ampiamente oltre il 20%.

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