Cronaca

«Siamo in Italia e la ruota va ingrassata»

L’accusa è di corruzione
Le parole dell’imprenditore che secondo gli inquirenti pagava due poliziotti per avere informazioni riservate
«In Italia si dice che la ruota va ingrassata, se no non gira». A parlare, mentre è al volante della sua Bmw X5, è Emanuele Sozzi, imprenditore 42enne titolare della Gisowatt di Gorla Minore. Sarebbe stato lui, secondo gli inquirenti e anche secondo il giudice che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare a carico (anche) di due poliziotti della Questura di Como, a compiere «elargizioni tutt’altro che episodiche» tenendo «i pubblici ufficiali a “libro paga”». Tra questi pubblici ufficiali ci sarebbero Cosimo Bersano e Salvatore Calignano, dell’ufficio immigrazione, «spregiudicati nello sfruttare le proprie posizioni per realizzare atti contrari al dovere». Ovvero nel prestarsi ad aiutare l’amico imprenditore spesso bisognoso di informazioni riservate.
In una di queste Sozzi tramite i due agenti si presta per far ottenere il permesso di soggiorno illimitato a due clienti russi (esportatori dei suoi prodotti) mossi dall’intenzione di introdurre in Italia ingenti somme di denaro da far confluire poi su conti svizzeri. E mentre i russi e l’imprenditore sono in auto, quest’ultimo fa presente agli stranieri che «bisognerà pur fare un regalino» a chi ha operato per loro, soprattutto «perché sono funzionari dello Stato e guadagnano 1.500 euro al mese». I russi però non paiono intenzionati a pagare troppo, tanto che l’imprenditore si arrabbia. Perché, appunto, siamo in Italia e «la ruota va ingrassata». Ed è proprio Sozzi a dare il “buon esempio” prelevando dalla banca 4.000 euro perché, spiega in una seconda intercettazione, «devo pagare una polpetta per un cliente». Secondo la tesi sostenuta dall’accusa, almeno 1.500 di quegli euro sarebbero finiti a Bersano.
Mentre al secondo poliziotto sarebbe stato consegnato un aspirapolvere ad acqua. L’imprenditore non lesinerebbe richieste di ogni tipo, che riguardano anche la propria compagna brasiliana e i suoi precedenti quando lavorava in Svizzera. Informazioni che i due pubblici ufficiali si sarebbero premurati di girare.
Ma l’episodio più curioso sarebbe avvenuto il 14 giugno 2013. La fidanzata atterra a Malpensa in arrivo dal Sudamerica facendo ingresso in Italia prima dei tre mesi previsti dalle normative. Il tutto – sostiene la Procura – grazie all’intervento di un ispettore in servizio all’aeroporto che avrebbe sottratto la donna ai controlli di frontiera. Nel tragitto verso casa tuttavia l’auto con a bordo l’imprenditore e la brasiliana viene fermata dai carabinieri di Saronno e la donna viene portata in caserma (dove poi verrà denunciata e invitata a presentarsi in Questura a Varese).
I minuti che seguono l’operazione dei militari di Saronno sono concitatissimi e vedono Sozzi impegnato in telefonate continue per capire cosa stia avvenendo all’interno della caserma e le possibili conseguenze. «Stai calmo – lo rassicurerebbe Bersano – sto chiamando un po’ di persone. Sono al telefono con Salvatore e non c’è nessuna segnalazione… Tanto io lo vedo se loro fanno qualcosa, nel sistema lo vediamo».
E non c’è dubbio che l’imprenditore sapesse della illegalità di quanto avveniva, visto che rivolgendosi ad una ragazza dice: «Hai il vizio che parli troppo… poi magari qualche carabiniere o qualche poliziotto scemo che conosci va a indagare e questi qua perdono il lavoro ed io perdo l’amicizia».
Tutto quello fin qui raccontato, almeno, è ciò che sostiene la Procura di Busto Arsizio che ha chiesto l’ordinanza.
Sul fronte della difesa, l’avvocato di Bersano, Ernesto Lanni, non commenta, attendendo l’interrogatorio che dovrebbe svolgersi questa mattina a Brindisi dove l’agente si trova detenuto.
I due poliziotti della Questura di Como sono indagati per corruzione.

Nella foto:
La procura di Busto Arsizio contesta ai due poliziotti della Questura di Como la corruzione. Il corruttore sarebbe un imprenditore del Varesino
16 Maggio 2014

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