Silvio Bernasconi, il thriller è religioso

Don Silvio Bernasconi, attuale parroco di Gemonio Don Silvio Bernasconi, attuale parroco di Gemonio

Questa è un’inchiesta giornalistica condotta a ritmo serrato, con risvolti thriller e condita con un pizzico di fascino esercitato dalla bella e coraggiosa inviata a Gerusalemme. Il comasco Silvio Bernasconi ci regala un nuovo romanzo breve, Ecce homo (ed. Albatros, euro 12, pagg. 86) e, questa volta, sceglie una storia di duemila anni fa, la Storia, trasferita ai giorni nostri.
Fa un certo effetto, alle prime battute del libro, l’idea che qualcuno salga a bordo di un aereo per raggiungere i luoghi e le persone, tuttora vive oggi in mezzo a noi, che hanno conosciuto bene “il Maestro”, mai nominato per nome. Loro potranno raccontare chi era l’uomo messo a morte per le sue idee. E della sua esperienza di vita, forse, si capirà qualcosa di più. Ombretta, cronista d’assalto, accetta l’incarico avuto da un collega, direttore di una rivista a Milano. Vola in Palestina per incontrare chi ha avuto contatti con un 38enne, giustiziato dopo aver girato tutta la zona con una dozzina di fidati, diffondendo le sue idee.
Incontra giovani e anziani, uomini e donne, il governatore, il capo dei seguaci (un Pietro, anch’egli mai nominato), il sommo sacerdote. È minacciata, aggredita. Non riesce a incontrare chi ha tradito quell’uomo, quel Giuda che, contrariamente a quanto si è fatto credere, non è morto suicida, ma vive appartato.
I suoi contatti, la sua inchiesta, sono diventati troppo pericolosi. E Ombretta è rispedita a Milano.
Il racconto offre anche una precisa descrizione geografica dei luoghi con i loro nomi e le loro caratteristiche, senza però mai darsene l’aria. Una descrizione che si integra pienamente nel romanzo, niente affatto pedante.
Nel finale il sommo sacerdote apre forse a un’altra verità rispetto alle sue arroganti sicurezze.
Lo si intuisce dal saluto alla giornalista che viene reimbarcata a forza. Un complimento, un auspicio, una concessione alla primavera e agli occhi della donna, non solo belli, ma che sanno guardare. Nelle intenzioni dell’autore, forse è metafora. E invito anche per noi. E c’è un piano di lettura didattico, che riguarda i comportamenti nella vita. Un uomo di mezza età ricorda come “il Maestro” invitasse a essere lampada che risplende nella notte. Ma quando si è tali? Il testimone diretto di colui che è stato messo a morte spiega: «Si è lampada che risplende quando compiamo il nostro dovere nelle diverse situazioni della vita senza aspettarci applausi o particolari riconoscimenti, senza piegarci alla sottile tentazione di essere furbi ad ogni costo e senza pretendere che siano sempre gli altri a mettere in campo fatica, costanza e passione».
Marco Guggiari

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