Sindaci e Regione discutono su come salvare il Natale

Aumentano anche i morti

«La cosa positiva è che le misure adottate stanno dando i primi risultati, la curva si va appiattendo e diminuisce anche il tasso Rt. C’è però la difficoltà del sistema ospedaliero: siamo arrivati al 58% di occupazione delle terapie intensive Covid (la scorsa settimana eravamo al 32%) e al 48% di occupazione dell’area medica (era il 31% sette giorni fa)». Mauro Guerra, presidente dell’Anci Lombardia, riassume le cifre emerse dal settimanale vertice tra la Regione, le Province, i sindaci dei comuni capoluogo e la stessa Anci.
Il quadro resta pesante, sebbene si intravveda qualche spiraglio. «Probabilmente, tra qualche tempo, si potrà ragionare su un possibile allentamento delle misure restrittive – dice Guerra – ma soltanto se il sistema ospedaliero torna ad avere respiro e quando avremo recuperato una capacità di tracciamento che si è persa completamente».
Nella riunione di ieri, svolta come sempre in teleconferenza, è servita ai tecnici della Regione per chiarire un punto sul quale, in realtà, nessuno aveva più dubbi: l’apertura estiva è stata la causa scatenante del ritorno di fiamma del virus. Troppa gente che si è spostata dentro e fuori i confini della Lombardia. E troppi contatti senza alcuna precauzione. Di cui paghiamo adesso, e in modo molto caro, le conseguenze. «Tutto questo è ormai assodato – dice Mario Landriscina, sindaco di Como – ma a noi serve comunque una strategia e di questo abbiamo discusso con la Regione e con i colleghi delle città lombarde». Una strategia che permetta a tutti di superare il «passaggio stretto» posto tra la salvaguardia della salute dei cittadini e il sostegno al sistema economico. Il Natale si avvicina, in zona rossa i negozi sono chiusi e se persistesse questa situazione per il commercio sarebbe la fine.
«È davvero difficile decidere – dice il sindaco di Como – ci sono due scuole di pensiero. La prima: convivere con la pandemia, allentare per rimettere in movimento l’economia non prima però di aver assestato la parte sanitaria; la seconda: aspettare la fine dell’emergenza e soltanto allora riavviare la macchina».
Nessuna decisione è stata presa, ma è chiaro che il problema va affrontato. «Noi, intanto, vorremmo avviare una seria revisione dei tempi della città – dice ancora Landriscina – dobbiamo spezzare la rigidità degli orari di lavoro con l’obiettivo di diminuire gli spostamenti. So che si tratta di un tentativo molto difficile, ma credo che bisognerebbe almeno provarci, fare un tentativo».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.