Elezioni 2012

Sindaco, 9 i candidati esclusi. Molti sono politici di lungo corso

I primi cittadini mancati
Con 16 aspiranti sindaco e 24 liste, ogni candidato rischiava di schiantarsi contro lo sbarramento del 3%. Una corsa pericolosa, perché non raggiungere la quota di ingresso in consiglio comunale significa, di fatto, sparire per cinque anni dalla scena politica comasca. E alla fine ce l’hanno fatta solo in 7, o se si preferisce gli esclusi sono stati 9. E se questo non è un problema, forse, per chi non ha mai fatto politica prima e ha solo provato a gettarsi nella mischia, c’è chi era abituato
ad amministrare la città: Mario Pastore, ad esempio, presidente dell’ultimo consiglio comunale. O Emanuele Lionetti. O, ancora, Donato Supino, ex consigliere di Rifondazione Comunista.
Il primo degli illustri esclusi, però, è l’Udc. Il candidato sindaco era (ed è) alla sua prima esperienza in politica, ma nessuno si aspettava che il partito di Casini non arrivasse al 3%. «Non nascondiamoci – dice David D’Ambrosio, candidato sindaco dei centristi – siamo delusi. Ci aspettavamo un 3,5-4%. Era una missione difficile, perché a novembre abbiamo rifondato il partito. Non abbiamo comunque nulla da rimproverarci, abbiamo condotto una campagna elettorale seria e concreta. Peccato, perché con cento voti in più ce l’avremmo fatta. Comunque non ci fermiamo. Aspettiamo le prossime politiche e regionali». Secondo D’Ambrosio, l’Udc è stata penalizzata «dall’astensionismo» e «dall’appoggio di Casini al governo Monti». Ma anche «dall’antipolitica», che ha giocato un «ruolo determinante, perché grillini e Rapinese fanno quasi il 15% dei voti. Ci tenevamo a entrare in consiglio – conclude D’Ambrosio – non ce l’abbiamo fatta, ma lavoreremo dall’esterno. Anche con alcune liste civiche, Vierchowod e Peronese, per esempio». Il consiglio comunale sarà poi orfano di una ecologista pura: Elisabetta Patelli, candidata di Verdi Ecologisti e Reti Civiche, che si è fermata al 2,3%. Peggio è andata a Mario Pastore, che ha fallito l’obiettivo nonostante avesse quattro liste in appoggio. L’ex presidente del consiglio comunale ha preso 921 voti, pari al 2,29%. Un risultato che va letto anche in chiave politica: a Como, il partito fondato da Fini non riesce a raccogliere consensi. Si ferma allo 0,92%. Elezioni amare anche per un altro ex amministratore, Emanuele Lionetti, già assessore leghista poi consigliere. La sua lista civica, Impegno per Como, si è fermata al 2,06% e lui ha preso l’1,79% dei voti. Chiudono la schiera degli esclusi Roberto Colussi – candidato de La Destra – e Salvatore Ferrara, di Forza Nuova. Un derby di destra, che è andato a Colussi per una manciata di voti: 216 (0,53%) contro 209 (0,52%).

Andrea Bambace

9 maggio 2012

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