Sinigaglia, politica cittadina divisa sulla lettera aperta degli “undici”

Stadio Giuseppe Sinigaglia (Como)

Un classico sasso nello stagno. Capace di muovere acque ferme ormai da troppo tempo. L’effetto della lettera aperta di 11 big comaschi sullo stadio e sul futuro della cittadella razionalista ha, com’era prevedibile, rinfocolato il dibattito e acceso anche qualche polemica politica. Lo dimostrano le opinioni di alcuni capigruppo in consiglio comunale raccolte ieri dal Corriere di Como.
«Può anche darsi che questo documento segni l’inizio, per qualcuno, di una campagna elettorale – dice Giampiero Ajani, Lega – è del tutto lecito e ragionevole, sebbene sia forse un po’ presto. Ma ciascuno è libero di giocarsela come crede. Tuttavia, vorrei sottolineare una cosa: quando si propone un testo di così ampio respiro, che tocca uno dei nodi strategici della città, di fianco bisognerebbe mettere una relazione o un masterplan in cui si suggerisce una proposta di massima. “Dimmi che cosa vuoi fare e poi se ne può discutere”».
La convenzione di 12 anni, invece, non preoccupa l’esponente leghista. «I contratti non sono a vita, con la volontà delle parti si possono modificare».
Franco Brenna, Insieme per Landriscina, sottolinea come «da quando questa giunta si è insediata non si sentano che critiche. Ci siamo impegnati in molti campi, alcuni forse un po’ sottaciuti, ad esempio le scuole. Ciò detto, condivido buona parte del documento, il compendio a lago dev’essere conservato e possibilmente rimesso in ordine. C’è una memoria architettonica da valorizzare. Il problema non è però la convenzione, che non lega più di tanto i contraenti».
Convenzione che, dice Enrico Cenetiempo, Forza Italia, «è stata firmata prima del nostro rientro in giunta. Io personalmente non ne conosco i contenuti. Certo è che 12 anni in cambio di un manto sintetico sembra un po’ troppo. Il mio timore è che si sia presa una decisione cedendo di fronte alla contestazione dei tifosi, mentre nessuno ha preso in considerazione le contestazioni silenziose dei residenti, costretti da sempre a domeniche infernali quando il Como gioca in casa».
Anche l’esponente azzurro sottolinea il taglio elettorale della lettera aperta. E ne dà una lettura “aperturista”: «C’è una parte moderata di Como che vuole ragionare e trovare soluzioni prima di agire. La campagna elettorale è iniziata, è chiaro, ma non adesso. È iniziata quando noi siamo usciti dalla giunta. Questo è un gruppo di persone valido, che bisogna ascoltare e con il quale collaborare dove ve ne sia la possibilità», conclude Cenetiempo.
Una posizione diametralmente opposta a quella di Matteo Ferretti, Fratelli d’Italia, che afferma invece di sposare in pieno le «critiche dei tifosi: molti dei firmatari della lettera hanno avuto in passato la possibilità di fare qualcosa per la città ma non lo hanno fatto. Non hanno inciso come avrebbero potuto». Ferretti si dice inoltre contrario all’ipotesi di portare lo stadio «fuori Como. Il Sinigaglia è una parte importante della nostra storia. Va riqualificato insieme con tutta l’area circostante, non spostato altrove».
Più articolate e diverse tra loro le posizioni espresse dai gruppi di opposizione. Maurizio Traglio, Svolta Civica, spiega come «La lettera degli 11 comaschi rifletta il pensiero di una larga parte dei cittadini a cui stanno a cuore le sorti di Como. I temi toccati sono diversi e lo stadio è soltanto uno di questi. Crediamo vi sia una forte necessità di confronto con la giunta per meglio comprendere le motivazioni di quest’ultima iniziativa. Non possiamo pensare che un manto erboso artificiale possa essere così determinante rispetto a scelte strategiche per la nostra città. Rispettiamo l’opinione di tutti, e ben vengano le iniziative del Calcio Como. Tuttavia, se la società dovesse temporeggiare, rischieremmo anni di possibile immobilismo su un’area significativa. Ancora una volta, com’è nostro uso, mettiamo a disposizione il nostro pensiero per un serio e costruttivo confronto».
Stefano Fanetti, Partito Democratico, parte invece da un’altra considerazione: «È impossibile pensare allo stadio fuori dalla convalle, siamo contrari allo spostamento. Il Sinigaglia è la storia di Como. Ciò che serve, piuttosto, è una visione politico-urbanistica di tutta l’area. E su questo l’impulso non spetta ai privati ma a chi governa. Purtroppo, i lunghi orizzonti e la capacità di ascoltare i bisogni della città sono prerogative estranee al repertorio politico di questa giunta».
Fanetti giudica «positivo il fatto che persone diverse tra loro, ma con un ruolo significativo in città, si mettano in gioco dando idee», e aggiunge: «L’amministrazione deve ascoltare tutti, a cominciare da coloro i quali denunciano ormai da anni il degrado del quartiere».
Molto più netto il giudizio di Bruno Magatti, Civitas, che stronca il documento definendolo un «un vaniloquio. Su certe questioni bisognerebbe evitare di salire in cattedra; oltretutto, la posizione del Como emerge crudamente come “popolare” e fa risaltare una frattura sociale tra le élites che pontificano sul futuro e le persone normali, i tifosi, che invece chiedono soluzioni immediate».
La questione è «seria», dice ancora Magatti, che non intende prendere le difese degli ultras. «Non si può dire, come fanno i tifosi, “se avete i soldi fate voi lo stadio”. È una posizione illogica. Che il Sinigaglia e tutta l’area circostante debbano essere oggetto di un ripensamento è nei fatti, ed è qualcosa che serve anche al Como. Ma servono risorse. Il primo passo non può essere fatto dal Comune di Como, si devono muovere gli investitori privati».
Il nodo del problema, secondo Magatti, è proprio questo: «È in grado, oggi, il Comune, di essere operativo di fronte a proposte più o meno importanti che potrebbero arrivare sullo stadio e sulla riqualificazione della cittadella razionalista? Io non credo. Basta guardare che fine hanno fatto i progetti dei giardini a lago e delle piste ciclabili che la giunta Lucini aveva approntato e che questa amministrazione ha affossato». Magatti riserva poi un’ultima considerazione alla suggestione «elettoralistica» del documento: «Non credo – dice – che si faccia un percorso elettorale in questa maniera. Tutti sanno fare proclami stando fuori dalle stanze di governo. Se vuoi davvero candidarti devi dire in che modo intendi lavorare affinché il Comune possa agire ed essere concreto».
Fabio Aleotti, Movimento 5 Stelle, sottolinea la critica alla «concessione per 12 anni: fa capire quale sia il desiderio di progettazione dell’attuale giunta. Personalmente ho sempre sostenuto le posizioni espresse dagli 11 firmatari della lettera aperta. Lo stadio e la cittadella razionalista vanno inseriti in una valutazione di più ampio respiro. Il campo sintetico non è nemmeno il minimo sindacale per avviare un confronto».
Domenica, hanno espresso la loro opinione anche i tifosi dello storico gruppo “Pesi massimi”, che giudicano il documento un «ostacolo a qualsivoglia tentativo di cambiamento in una città da troppo tempo immobile».

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