Sinigaglia: se il Como «tira a campare» allora il nuovo stadio è inutile

Stadio Giuseppe Sinigaglia (Como)

«Così com’è stato annunciato, e a meno di cambiamenti radicali, non si può parlare di progetto. È piuttosto un tirare a campare, tipico di questa città».
L’ex assessore all’Urbanistica di Como, Lorenzo Spallino, commenta con amarezza le notizie provenienti dal fronte stadio. L’idea di rifare il campo in sintetico e di utilizzare pochi altri spazi per uno store dove vendere oggettistica e abbigliamento con il marchio della squadra è davvero troppo poco. «Sembra quasi che si voglia sfruttare lo stadio e basta, c’è una totale assenza di visione», dice Spallino.

La società afferma che questo è soltanto il primo passo di qualcosa di più grande? «Bene, allora spieghi di che cosa si tratta», aggiunge Spallino, che al Comune dice: «pretenda almeno la messa in sicurezza dell’impianto». La città è rimasta spiazzata dalla scelta molto sottotono del Como di Michael Gandler. Le premesse sembravano davvero diverse. Sul piano sportivo, così come su quello gestionale.

È stata la nuova società a parlare per prima di rifacimento del Sinigaglia, di importanti interlocutori a livello finanziario. Quando, al termine di tutti questi voli pindarici, l’atterraggio è stato sulla finta erba di un campo di plastica, la delusione e lo sconcerto sono stati inevitabili. Peraltro, un punto va sottolineato: firmare una convenzione “minimalista” impegnerebbe in ogni caso la Città per un lasso di tempo molto lungo – si parla di almeno 12 anni – durante il quale i concessionari potrebbero utilizzare lo stadio a loro piacimento. Servono garanzie. Che, per il momento, non esistono. Certo è che il “nuovo Sinigaglia” è ormai diventato una sorta di leggenda metropolitana. Dalla presidenza Preziosi in avanti si è parlato di rifare il vecchio impianto. Una rassegna stampa sull’argomento riempirebbe, probabilmente, qualche faldone. Tutte parole al vento. Perché di concreto non c’è mai stato nulla.

Eppure, rifare lo stadio avrebbe un senso. Anche dal punto di vista finanziario e commerciale. Lo spiega bene Marco Bellinazzo, giornalista del Sole 24 Ore e consulente della Lega di Serie C, uno dei massimi esperti in Italia di economia del calcio, tema al quale ha dedicato più di un libro. «Esiste la possibilità di rendere redditizio qualsiasi impianto – dice Bellinazzo – ad esempio prevedendo una serie di servizi per la platea di riferimento: dai semplici ristoranti e bar, ai centri congressuali, agli sky box da affittare alle aziende per riunioni di lavoro particolari. È chiaro che il concetto di stadio, così come lo abbiamo sempre immaginato, non è più lo stesso. Non parliamo di un luogo dove si gioca una partita ogni due settimane, ma di un’attività continua, la cui redditività è ancorata a un uso intensivo».

Uno stadio, quindi, con una identità nuova. Un luogo simbolo, meta di turisti e appassionati. «Oggi, molti stadi storici hanno al loro interno un museo – dice ancora Bellinazzo – a Barcellona l’incasso del museo sfiora i 20 milioni di euro all’anno. Ovvio che a Como non si possono immaginare cifre simili, ma con un piano coerente si potrebbe pensare di costruire un giro d’affari attorno ai 300mila euro». Sicuramente, dice il giornalista del Sole, aprire un negozio in cui si vendono magliette e gadget in un edificio dove non c’è nient’altro non avrebbe senso. «Se nasce con questi presupposti, lo store funzionerebbe soltanto nelle domeniche in cui si gioca», e sarebbe per questo del tutto anti-economico. Anche la soluzione del campo in sintetico dentro uno stadio fatiscente è perdente. A chi servirebbe? «Gli stadi moderni sono ambienti tecnologicamente all’avanguardia, in cui si sfruttano tutti gli spazi. Sono elementi identificativi delle città», sostiene ancora Bellinazzo.

La proposta avanzata dal Como appare quindi contraddittoria. Sicuramente non in linea con quanto è stato dichiarato dai vertici societari sin dal primo giorno in cui hanno messo piede in città. Come si spiega? «In queste situazioni – riflette Bellinazzo – i problemi di solito sono due: o l’assenza di risorse o vincoli urbanistici talmente robusti che non si può fare nulla. Rifare uno stadio in senso moderno costa molto, decine di milioni. Non tutti possono permettersi un simile investimento».
Giusto. Ma senza un nuovo stadio l’affare Como ha un senso? Al di là di tutte le buone intenzioni sin qui manifestate, mantenere in piedi una squadra di serie C costa. E molto. «Se non hai un progetto – conclude Bellinazzo – butti via ogni anno almeno 3 milioni di euro».

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2 Commenti

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    Edmondo Battistini , 7 Giugno 2020 @ 10:23

    eh no signori miei. adesso non inventiamo che la colpa è della Società Calcio Como. basta vedere come vengono gestiti o meglio non gestiti anche gli altri impianti sportivi!

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    Lariano , 7 Giugno 2020 @ 9:59

    Giunta vergognosa città che cade a pezzi nel degrado totale ogni opportunità viene buttata al vento tutti spalancano le porte a possibili investitori questi ……….. Tra pochi anni Lecco sovrastera’ Como su tutto xché li le cose le fanno(sono abbonato al Como ma vivo in provincia di Lc) vedi la viabilità con il tunnel ecc ecc adesso stanno affrontando e trovando soluzioni anche su altri problemi vedi Bione ecc ecc. A Como noi tifosi abbiamo il dovere di pretendere che questa giunta si SVEGLI …a ma vogliono solo fare il campo ultima partita con Olbia che razza di campo c’era BASTAAAA GIUNTA INCAPACE FATEVI DA PARTE. FORZA COMO

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