Siringhe usate nei bagni pubblici Como e Lugano, così vicine così diverse

Cestino per siringhe nei bagni pubblici di Lugano

Per capire come sia possibile affrontare il problema droga in modi molto diversi tra loro, e comprendere anche la diversità di approccio a uno dei grandi drammi sociali del nostro tempo, è sufficiente oggi entrare in uno dei tanti bagni pubblici della città di Lugano.

Al netto della pulizia dei locali – qualcosa che in Italia non è purtroppo sempre usuale – si troveranno spesso, a fianco del water, i contenitori per le siringhe usate. Tutto molto semplice, quasi asettico. Un simbolo raffigurante una siringa e un buco nel quale gettare ago e stantuffo. Nella consapevolezza che i bagni pubblici sono utilizzati in buona misura anche da chi ha problemi seri con gli stupefacenti.

Giusto? Sbagliato? Inevitabile? Di certo, in molte città svizzere – a partire dall’esperienza sicuramente dura e tragica del Platzspitz di Zurigo – la questione del “buco” è vissuta in modo diverso rispetto all’Italia. I raccoglitori di siringhe nei bagni pubblici non soltanto non fanno discutere né suscitano scandalo, ma sono addirittura chiesti dagli stessi cittadini e dagli amministratori locali.

Ma da noi, sarebbe possibile?
«Se l’obiettivo è non far buttare le siringhe in giro o intervenire per la riduzione del danno può avere un senso – dice Raffaela Olandese, direttore dell’Unità operativa sulle dipendenze dell’Asst Lariana – evidentemente le autorità elvetiche sanno che il bagno pubblico è utilizzato a questo scopo. E purtroppo, ancora oggi molti tossicodipendenti vivono ai margini della società». Tuttavia, sottolinea la dirigente sanitaria, «si dovrebbe sempre puntare su consapevolezza e prevenzione. Sempre tenendo presente che ogni realtà e ogni contesto fanno storia a sé».

Nel Comasco, dice Olandese, «di siringhe in giro ce ne sono poche. L’allarme maggiore proviene dai moderni luoghi di spaccio: i boschi dell’Olgiatese e della Bassa». Ma non sempre è stato così. «Anni fa, in coincidenza con il boom dell’infezione Hiv (l’Aids, ndr), erano state create unità mobili della Lila sulle quali si scambiavano siringhe sporche con quelle pulite. Era poi stata ipotizzata la distribuzione automatica e gratuita di siringhe in scambio: un’operazione non facile anche per l’impatto sociale che questi distributori avevano». Oggi le cose sono cambiate. «La realtà italiana è molto avanti, anche rispetto a Paesi che molti immaginano all’avanguardia sul tema. La diffusione dei servizi di cura è ampia – dice ancora Raffaela Olandese – tutti possono venire a curarsi nelle nostre strutture e a nessuno viene chiusa la porta in faccia. L’obiettivo è il recupero di queste persone, attuato a partire dal trattamento farmacologico tarato a seconda delle singole necessità». Ogni luogo ha la sua storia, insomma. Lugano è vicina ma su certe cose non abbastanza.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.