Sisme, 142 dipendenti disponibili alla mobilità incentivata

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L’azienda di Olgiate Comasco – In parallelo al percorso giudiziario, aperta una trattativa che potrebbe rimettere in gioco i 198 lavoratori licenziati
Ieri in Tribunale seconda udienza del ricorso presentato da Fim, Fiom e Cobas per comportamento antisindacale

(m.d.) Seconda udienza, ieri in Tribunale a Como, per il ricorso presentato dai sindacati dei metalmeccanici – Uilm esclusa – contro la Sisme per comportamento antisindacale nell’ambito del duro scontro che ha preceduto, nei mesi scorsi, il mancato rinnovo del contratto di solidarietà da parte dell’azienda metalmeccanica di Olgiate Comasco.
E sempre ieri è stato ufficializzato a quota 142 il numero di dipendenti disponibili ad andare in mobilità volontaria, con un incentivo che sarebbe

pari a 20mila euro. Una possibilità che potrebbe riaprire i giochi per i 198 lavoratori che a metà gennaio si sono visti recapitare le lettere di licenziamento (su un totale di 223 esuberi dichiarati).
La scelta dei vertici della Sisme di non riproporre per quest’anno il contratto di solidarietà, perché giudicato insostenibile sul fronte dei costi, scelta da cui sono derivati i 198 licenziamenti, è stata fin dall’inizio contestata dai sindacati.
Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Cobas, in particolare, hanno deciso di portare la Sisme in Tribunale per il presunto comportamento antisindacale, riservandosi anche la possibilità di impugnare in seguito ogni singolo licenziamento individuale. Diversa, invece, la posizione della Uilm, la federazione dei metalmeccanici della Uil, che non ha ritenuto che il ricorso all’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, quello che definisce il comportamento antisindacale, fosse la via più opportuna da seguire.
«Noi abbiamo preferito non seguire questa strada – ha ribadito ieri il segretario provinciale della Uilm, Stefano Muzio – A nostro giudizio è meglio impugnare i singoli licenziamenti individuali piuttosto che ricorrere all’articolo 28, ricorso che potrebbe portare a conseguenze ben peggiori per tutti».
Se il giudice del lavoro del Tribunale di Como dovesse dar ragione ai sindacati, i licenziamenti già partiti potrebbero venir cancellati e i 198 dipendenti oggi in mobilità potrebbero rientrare al lavoro con orario pieno. A qual punto, almeno secondo la Uilm, l’azienda potrebbe prendere decisioni più drastiche, arrivando – questo il rischio paventato – a trasferire altrove la produzione.
Parallelamente al percorso giudiziario, si è poi aperta una trattativa tra la stessa Sisme e i sindacati che hanno fatto ricorso – Fim, Fiom e Cobas – per verificare se la disponibilità dichiarata di quei 142 lavoratori pronti a lasciare l’azienda volontariamente, con l’incentivo dei 20mila euro, possa in qualche modo riaprire la vicenda dei 198 licenziamenti. Insomma, sul caso Sisme non è ancora stata detta l’ultima parola.
Il bilancio di febbraio
Ieri, intanto, la Cgil lariana ha diffuso il dato relativo ai licenziamenti in questo mese di febbraio, sulla base della lista di mobilità approvata dalla commissione ammortizzatori sociali della Provincia di Como.
Sono risultati 240 (per il 61,7 % uomini e 38,3% donne) i lavoratori licenziati da aziende lariane che occupano più di 15 dipendenti e inseriti nella lista ex legge 223/1991.
«Rispetto al mese scorso, dove i licenziati furono 92, si registra un incremento del 160,8% – commenta Franco Santambrogio della Cgil di Como – Per quanto riguarda i settori di appartenenza delle aziende che hanno messo in mobilità i lavoratori, il 22,1% appartengono al settore gomma-plastica, il 20,4% sono nel tessile, il 17,5% nel settore metalmeccanico, il 17% in quello chimico, il 9,5% nel settore del legno-arredo e il 4,5% nell’edilizia».
Per quanto concerne la distribuzione territoriale delle aziende in questione, continua Santambrogio, «il 45% sono fanno riferimento al centro per l’impiego di Erba, il 24,5% appartengono al territorio canturino, il 15,9% rientrano nel centro per l’impiego di Como e il 14,6% in quello di Appiano Gentile».

Nella foto:
Lo striscione comparso a metà gennaio ai cancelli della Sisme di Olgiate. A destra, un momento dell’assemblea subito dopo i licenziamenti

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