Sisme, assemblea permanente in fabbrica

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La crisi economica
Il segretario della Fim Cisl di Como: «Le lettere di licenziamento non saranno ritirate»

Una fitta nebbia avvolgeva, ieri mattina, la Sisme di Olgiate Comasco. Dentro, dalle 8 del mattino, i dipendenti discutevano animatamente del loro futuro durante l’ennesima assemblea. E si andrà avanti così a oltranza.
Le idee sono chiare. Qualora l’azienda dovesse applicare la serrata, cercando di impedire ai licenziati l’ingresso, i dipendenti entreranno ugualmente.
Intanto, ieri mattina, all’esterno della fabbrica le forze dell’ordine vigilavano con discrezione.
Oltre

i cancelli, il parcheggio di impiegati e dirigenti era tristemente deserto. Questa l’atmosfera che si respira ormai da giorni – e così è stato anche ieri – in azienda.
Le lettere di licenziamento per i 223 operai a rischio occupazione dopo la rottura delle trattative non sono ancora state recapitate.
E le intenzioni dei dipendenti sono chiare: nessuno le ritirerà.
Le ultime, pessime notizie sul futuro dell’impresa metalmeccanica di Olgiate risalgono allo scorso venerdì, quando i vertici della Sisme – irremovibili – hanno giudicato insostenibile la prosecuzione dei contratti di solidarietà anche nel 2014.
Soluzione che avrebbe permesso di non far scattare i licenziamenti, ora inevitabili per 223 dei 494 dipendenti. Intanto, verso le 11 di ieri mattina, il segretario provinciale della Fim-Cisl, Alberto Zappa, si è presentato fuori dalla fabbrica in una pausa della riunione. «Stiamo continuando l’assemblea di sabato. Quanto accaduto venerdì è noto. Abbiamo ribadito la gravità di ciò che è successo – ha detto Zappa – La Sisme dice di non poter sostenere i costi dei contratti di solidarietà a meno che non vengano individuati almeno 50 nominativi di volontari in uscita. Ebbene, abbiamo un elenco di 35 volontari, ma questo sembra non cambiare nulla. In ogni caso, illustreremo la situazione al prefetto».
E in effetti, il nuovo prefetto ha poi incontrato ieri pomeriggio sindacati e lavoratori. Dalla proprietà, invece, nessun commento. In portineria l’indicazione è chiara: non si passa.
Nessuno può entrare e nessun dirigente autorizzato a parlare era al lavoro. Hanno parlato i soli lavoratori che ogni tanto uscivano dalla sale riunioni per fumare una sigaretta. «Sisme dovrà rispondere di questo atteggiamento. Anche da un punto di vista politico, dopo il rifiuto della mediazione regionale e degli altri soggetti interessati», aggiunge Zappa, il quale annuncia anche il futuro immediato, a partire dalle lettere di licenziamento. «I dipendenti non le ritireranno. Perché non le consegna il direttore del personale personalmente? Noi comunque restiamo dentro. Anche se l’azienda dovesse fare la serrata, noi entreremo. Dovranno essere loro a farci uscire».
Intanto, come detto, ieri pomeriggio lo stesso Zappa, Alessandro Tarpini, segretario generale della Cgil di Como, e Salvatore Monteduro, segretario provinciale della Uil, hanno incontrato il prefetto di Como, Bruno Corda. La riunione è durata oltre due ore.
«Il prefetto ha ascoltato con la massima partecipazione gli ultimi sviluppi della vicenda – ha detto Salvatore Monteduro – E si è detto pronto a capire, con l’azienda, se possano esserci ancora spazi di manovra».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Sopra, l’incontro di ieri pomeriggio tra il prefetto di Como, Bruno Corda, e i sindacati (Fkd). A sinistra, un momento dell’assemblea alla Sisme

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