Sisme, scattano 223 licenziamenti. Respinta la proroga della solidarietà

altOlgiate Comasco. Domani assemblea con tutti i dipendenti. Chiesto l’intervento del prefetto
I sindacati contro l’azienda: «Motivazioni pretestuose e infondate»

(m.d.) Tredici ore di trattative senza sosta, fino alle 3 di notte, non sono bastate venerdì a scongiurare i 223 licenziamenti alla Sisme di Olgiate Comasco. E nemmeno è servita la mediazione di Palazzo Lombardia che, attraverso l’Agenzia regionale per l’istruzione, la formazione e il lavoro (Arifl), ha tentato di trovare un’intesa tra azienda e sindacati che salvaguardasse i posti di lavoro. Nulla da fare: i vertici della Sisme sono stati irremovibili e hanno giudicato insostenibile la prosecuzione

del contratto di solidarietà anche quest’anno, soluzione che avrebbe permesso di non far scattare i licenziamenti. Che, invece, ora saranno inevitabili per 223 dei 494 dipendenti in forza alla Sisme.
Ieri pomeriggio circa 250 lavoratori si sono radunati davanti ai cancelli dell’azienda metalmeccanica di Olgiate Comasco, specializzata nella produzione di motori per elettrodomestici. Un presidio organizzato dai sindacati per fare il punto sull’accaduto e per protestare contro la decisione della Sisme «di non dare seguito ed applicazione all’accordo del 29 novembre scorso», come spiegano gli stessi rappresentanti di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Slai Cobas.
«La direzione della Sisme – si legge nelle dichiarazioni messe a verbale dai sindacati e dalle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie, al termine del lungo incontro di venerdì – ha respinto inopinatamente anche la proposta di mediazione formulata dall’Arifl e dalla Regione, con motivazioni pretestuose e infondate. Una condotta che avrà gravissime ripercussioni sociali per i lavoratori che verranno licenziati e che metterà a rischio la sostenibilità della continuità industriale con effetti e ricadute sul territorio dell’Olgiatese».
Domani i sindacati terranno un’assemblea in fabbrica con tutti i lavoratori per valutare che cosa fare. «La decisione della Sisme condanna centinaia di famiglie a una prospettiva drammatica», afferma Alberto Zappa, segretario provinciale della Fim-Cisl. Nei prossimi giorni verranno infatti inviate le lettere di licenziamento a 223 lavoratori.
«Noi chiederemo un incontro urgente con il nuovo prefetto Bruno Corda – aggiunge Zappa – e siamo pronti a portare l’azienda in Tribunale perché reputiamo la sua condotta antisindacale. Daremo anche il via a tutti i possibili percorsi giudiziari contro i licenziamenti, impugnandoli singolarmente o raggruppandoli per ricorsi collettivi in Tribunale».
Lo scoglio contro cui si sono infrante le speranze dei lavoratori e dei sindacati è stato il nodo della prosecuzione anche nel 2014, per il quarto anno consecutivo, del contratto di solidarietà scaduto ieri. La Sisme ha sempre chiesto, come condizione per l’applicazione di un ulteriore anno di solidarietà, la riduzione del costo complessivo del lavoro, con l’uscita di almeno una cinquantina di dipendenti, tra prepensionamenti e messa in mobilità volontaria e incentivata. Il numero di lavoratori disposti a lasciare il posto non superava però la trentina, ragion per cui l’azienda ha ritenuto insostenibile la prosecuzione della solidarietà.
La mediazione proposta dalla Regione, ma bocciata dalla direzione della Sisme, prevedeva di considerare comunque un bacino di 50 lavoratori collocabili in mobilità, garantendo la copertura dei maggiori costi, nel caso in cui le uscite volontarie effettive fossero meno di 50, attraverso il rinvio degli aumenti contrattuali previsti dal contratto dei metalmeccanici a partire dal gennaio di quest’anno. Ma, come detto, la proposta di Palazzo Lombardia non è stata accettata dai vertici della Sisme.
«Siamo dispiaciuti per l’esito non positivo della trattativa ed esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori – hanno dichiarato ieri gli assessori regionali Valentina Aprea (Istruzione, formazione e lavoro) e Mario Melazzini (Attività produttive, ricerca e innovazione). La Regione ha messo in campo tutti gli strumenti possibili perché si riuscisse a trovare un accordo. Ciò non è avvenuto, ma il nostro impegno non verrà meno».
Da parte sua, Valentina Aprea ha spiegato che «l’obiettivo è il reinserimento lavorativo delle persone licenziate nel minor tempo possibile».
«Venerdì, incontrando i lavoratori, i rappresentanti sindacali e aziendali avevo lanciato un forte appello al dialogo per trovare un accordo che potesse rispondere alle esigenze di ogni parte coinvolte – ha aggiunto Melazzini – Adesso il mio massimo impegno sarà rivolto a potenziare la competitività del territorio comasco, ricco di eccellenze ma oggi segnato da molte crisi aziendali».

Nella foto:
Sono stati circa 250 i lavoratori che hanno partecipato, ieri pomeriggio, al presidio che si è svolto davanti ai cancelli della Sisme. Negli ultimi mesi sono state numerose le manifestazioni sindacali alle porte dello stabilimento olgiatese

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