Sisme, sindacati pronti a bloccare l’azienda

Crisi a Olgiate – Ora il motivo dello scontro è il pagamento del “premio di risultato”. A breve il vertice con Bosch
È di nuovo muro contro muro fra la direzione del personale e le maestranze
Cresce la tensione. Il muro contro muro tra azienda e dipendenti sembra ormai essere prossimo al punto di non ritorno. Dopo mesi di scioperi e accordi andati in fumo, il faccia a faccia tra la proprietà e le maestranze potrebbe approdare nelle aule di un Tribunale.
L’annuncio, oltre alla notizia di essere pronti a bloccare nuovamente la produzione, è stato dato ieri mattina, fuori dai cancelli della Sisme, dai sindacati.
È stato innanzitutto condannato con forza il durissimo attacco
del direttore del personale Sergio Luculli che, lunedì pomeriggio, aveva indicato proprio nei rappresentanti dei lavoratori gli unici responsabili del fallimento del piano di rilancio dell’azienda metalmeccanica di Olgiate Comasco, da mesi in crisi.
Responsabili di non aver dato corso, nei tempi stabiliti, alle azioni di rilancio studiate.
Ragion per cui il 30 giugno la Sisme ha deciso di disdire gli accordi sindacali in essere, sottolineando come il premio di risultato sarebbe stato pagato ai dipendenti per quanto ottenuto fino a quella data, togliendo di fatto circa 500 euro ai dipendenti.
«Innanzitutto bloccare questo pagamento 5 giorni prima della data prevista è indegno. Verificheremo se è giuridicamente possibile troncare un accordo in essere e agiremo di conseguenza. Chiederemo inoltre quali azioni sarà possibile intentare contro l’azienda che ci ha, tramite il direttore del personale, insultato e bollato come irresponsabili – dice Alberto Zappa, segretario provinciale della Fim-Cisl – Ricordiamo che l’azienda aveva mille dipendenti, poi passati a 794 nel 2007 fino ai 503 di oggi. Noi siamo sempre intervenuti con responsabilità. Se la strategia è dimezzare l’occupazione e spostare le linee produttive in Paesi con costi minori lo dicano, ma se ne assumano le responsabilità».
Sembra sempre più difficile potersi sedere nuovamente a un tavolo anche se da entrambe le parti – almeno a parole – ci sarebbe ancora la disponibilità al dialogo. Intanto a metà luglio ci sarà un altro passaggio delicato. La proprietà incontrerà la Bosch, cliente strategico per il rilancio dell’azienda che, insoddisfatto per le condizioni venutesi a creare a Olgiate (imputate dalla Sisme alla scarsa collaborazione da parte dei lavoratori), ha deciso di rivolgersi a un altro fornitore. «Siamo sempre stati uniti – dice Giuseppe Donghi, segretario provinciale della Fiom-Cgil – C’erano due piattaforme differenti ma poi abbiamo trovato un’intesa. Cercheremo di portare la vertenza sia in Regione che a Roma».
Riassumendo: il 30 novembre 2011 fu siglato un accordo che prevedeva – in presenza di 250 esuberi – la creazione di 3 finestre per far uscire volontariamente il maggior numero di dipendenti. L’azienda si impegnava a mantenere in Italia, senza delocalizzare, investimenti per 5 milioni di euro e in cambio i sindacati dovevano presentare – fatto mai accaduto, secondo l’azienda – proposte per far risparmiare alla Sisme 700mila euro entro il 30 aprile 2012. Fallita anche la proposta dei dipendenti che si erano impegnati a raggiungere determinati obiettivi mettendo sul piatto della bilancia parte della loro retribuzione. Solo 313 hanno aderito per un importo di 400mila euro. Da qui la disdetta al sistema premiante.
«Siamo sempre stati propositivi – dice il coordinatore Slai Cobas Alessandro Costantino – Certo, se l’azienda si aspettava il nostro via libera alla delocalizzazione, sbaglia. La questione va trattata in sede locale, senza perdere tempo in Regione o al ministero». La preoccupazione ora è per i lavoratori. «L’eliminazione del premio è una durissima mazzata per tante famiglie», conclude Lucia Rizzo della Fiom-Cgil, da 16 anni impiegata alla Sisme.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
L’annuncio della rottura delle trattative è stato denunciato ieri mattina, fuori dai cancelli della Sisme, dai sindacati (foto Mv)

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