Sistema Moda Italia e il mondo imperfetto

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di Giorgio Civati

In un mondo perfetto il fatto che il prossimo presidente di Sistema Moda Italia sarà un comasco – anche se d’adozione – non dovrebbe avere particolari significati. E nemmeno importante dovrebbe essere il fatto che il mondo della moda italiana sarà guidato non da uno stilista e nemmeno da un confezionista, ma dal rappresentante di un settore industriale a monte della filiera, non lontanissimo da sfilate e passerelle ma certamente più vicino alle fabbriche, alla produzione. Peccato che il mondo sia tutt’altro che perfetto e quindi la designazione al vertice di Smi di Sergio Tamborini, amministratore delegato di Ratti spa, è una notizia che genera più di una speranza.

Per Como ma anche per Biella e Prato, gli altri distretti tessili italiani, e forse anche per tutto il settore. Che vive di grandi firme, stilisti, passerelle, in buona sostanza di show e spettacolo, ma che non potrebbe esistere se non basandosi su concretissime e solide basi produttive, tra industria e artigianato. Tamborini sarà eletto a settembre, per un quinquennio, alla guida della maggiore associazione di settore europea, circa 40mila aziende per 400mila addetti. Un universo che raggruppa confezionisti e stilisti, grossi gruppi di caratura mondiale e minuscole realtà artigianali, grandi estri creativi e manager di altissimo livello ma anche tanta manodopera specializzata spesso misconosciuta.

Per dire, Armani e la tintoria comasca composta dal titolare e due o tre dipendenti, realtà pur diversissime tra loro, hanno in comune più di quanto si possa comunemente immaginare. Eppure la moda, settore che da sempre porta ricchezza all’Italia con la sua bilancia import/export abbondantemente in attivo, soffre da tempo. Da ben prima della pandemia da Covid.

Una ventina di anni fa, per esempio, gli occupati erano quasi 700mila. E ora con questa inaspettata quanto brusca battuta d’arresto dei consumi, la situazione potrebbe andare malaccio ancora per diverso tempo. Sistema Moda, insomma, avrà sempre di più un ruolo anche “politico”, di salvaguardia della filiera tessile nella sua interezza, con compiti di rappresentanza a Roma e a Bruxelles per cercare di ottenere parte dei fondi pubblici italiani ed europei; con ruoli da “sindacato” delle imprese nella difficile fase di ristrutturazione di molte aziende che seguirà la ripresa; di controparte nel commercio internazionale per discutere di dazi, regole, concorrenza e molto altro. Classe 1959, varesino di nascita e di residenza, laureato in chimica industriale, ha ricoperto incarichi di alto livello all’interno del gruppo Marzotto e – dal 2010 – ha saputo risollevare Ratti da uno dei suoi momenti più bui: Sergio Tamborini ha insomma alle spalle una carriera di tutto rispetto,  da grande manager anche in situazioni di crisi e in aziende in grande difficoltà com’era quella di Guanzate quando gliela hanno affidata, carriera tutta vissuta nella moda ma sempre a una certa distanza dalle passerelle, più vicino alle fabbriche, fossero la stamperia di Ratti o le filature e altri impianti produttivi Marzotto. Potrebbe essere un bene per l’intera filiera del tessile/abbigliamento, compresa Como.

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