Slot nei bar e lotterie istantanee: a Como la spesa supera i 260 milioni

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Sul disturbo da gioco d’azzardo e sulle caratteristiche, l’evoluzione, la tipologia dei giocatori, nonché sui possibili percorsi di cura ha svolto una relazione ricchissima di spunti e di indicazioni Daniela Capitanucci, socia fondatrice di AND-Azzardo e Nuove Dipendenze e docente di Psicologia sociale all’Insubria. In passato, ha spiegato, il gioco d’azzardo era localizzato in casinò e ippodromi, a cui si aggiungevano le schedine del Totocalcio e il Lotto. Oggi ci sono estrazioni continue del Lotto istantaneo. «E il gioco d’azzardo è con noi sempre, basta aprire il palmare – ha sottolineato – Con la legalizzazione avvenuta nel 2003, è cambiato lo scenario dell’offerta». Un tempo, infatti, in Italia esistevano soltanto i monopoli di Stato. Da questa situazione si è passati alla concessione a società private del settore, che legittimamente svolgono la loro attività d’impresa. Così facendo, però, è venuta meno una certa azione di contenimento monopolistica. Ora l’offerta è capillare, raggiunge i cittadini in tutti i loro luoghi di vita, nelle varie sale dedicate, ma anche come gioco digitale. L’incremento è costante. Capitanucci ha fornito ulteriori dati ai convegnisti. «Como ha una popolazione di 83mila abitanti. Nel 2017 si sono giocati 62 milioni di euro alle slot. A questi vanno aggiunti 131 milioni dovuti alle lotterie istantanee. Così, complessivamente, aggiungendo altri giochi, nel solo capoluogo si è arrivati alla cifra di 261 milioni». E il problema è che lo Stato, con la sua scelta, ha creato una nuova grande fetta di mercato nelle tabaccherie, nei bar, nelle ricevitorie. Il gioco d’azzardo patologico, poi, ha una sua caratteristica subdola. Non rende facilmente riconoscibili chi ne è affetto. E, talvolta, porta a tentativi di suicidio che non vengono ricondotti alla loro vera causa scatenante. Un’attenzione in più, in questo senso, è stata richiesta agli operatori ospedalieri e di pronto soccorso. In occasione del convegno è stata fornita una brochure che spiega, tra l’altro, quando un gioco si definisce d’azzardo: se lo scopo è ottenere un premio in denaro o altro bene; se per partecipare occorre rischiare quanto è stato puntato senza potersi ritirare; se la vincita o la perdita sono prevalentemente legate al caso e non all’abilità.

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