Smaltimento illecito di rifiuti: 4 condanne

Tribunale di Como

Il giro dei rifiuti e del loro smaltimento, che per l’accusa era illegale, partiva dalla Campania, passava da La Guzza a Como (Camerlata) dove venivano stoccati. Infine, senza essere trattati, venivano trasportati in discariche ritenute abusive tra la Calabria, il Nord Italia ma anche l’estero, come la Croazia e la Germania.
Quattro persone – stralcio di una indagine ben più ampia – sono finite a processo a Como, condannati ieri a vario titolo per 7 dei 14 capi di imputazione per cui erano finiti davanti al Collegio del Tribunale.
Non c’era in aula il presunto promotore dell’attività illecita , il cui percorso processuale ha seguito altre strade, ma c’era un suo presunto prestanome, c’era il titolare di una società di trasporti incaricata dello spostamento dei rifiuti, c’era una consulente che forniva assistenza all’attività (illecita) e un’ulteriore donna che si occupava delle problematiche amministrative, tenendo i rapporti con gli istituti di credito e, nel caso, facendo anche da “staffetta”. Le condanne sono andate da un minimo di un anno a un massimo di 4 anni.
Il Collegio del Tribunale di Como ha anche disposto una provvisionale da 10mila euro, in previsione di una futura definizione in sede civile, ai comuni che si erano costituiti parte civile in aula, ovvero ai Comuni di Como, di Cinisello Balsamo, di Varedo, al comune di Dro (in provincia di Trento) e anche a quello di Gizzeria, a Catanzaro. Il dispositivo della sentenza è stato letto ieri mattina dalla presidente Valeria Costi. Nell’ambito dell’inchiesta, per contestazioni che andavano dal marzo al settembre del 2018, era finito anche il sequestro dell’impianto de La Guzza, già citato in precedenza, dove i rifiuti speciali (non pericolosi, ma bisognosi di un trattamento prima dello smaltimento) senza alcuna operazione di recupero venivano avviati, tali e quali, a siti di recupero del tutto abusivi.
Tra questi, una “linea” di smaltimento avrebbe condotto 28 tonnellate di rifiuti provenienti da La Guzza di Camerlata fino a Gizzeria, in Calabria, ovviamente «senza alcuna operazione di recupero».
Tra le accuse sono finite anche le conseguenti «false scritturazioni nei registri di carico e scarico dei rifiuti e nei documenti di trasporto», atti che erano necessari al giro illecito di smaltimento per «rappresentare un percorso dei rifiuti del tutto lecito» ma tuttavia «non corrispondente alla realtà dei fatti».
Uno degli imputati, è stato anche condannato per aver gestito in modo illecito l’impianto di via del Lavoro a Como, riconducibile ad una società che ne avrebbe creato una discarica abusiva.
In conclusione, pur con molte assoluzioni (la metà rispetto alle contestazioni della pubblica accusa) il Collegio ha condannato per l’attività di gestione abusiva dei rifiuti speciali non pericolosi, ma anche per la realizzazione (come in via del Lavoro) di siti abusivi di smaltimento e pure della falsificazione della documentazione ambientale relativa alla tracciabilità dei percorso dei rifiuti avviati al recupero.
Accuse che hanno condotto a una condanna, letta ieri mattina in tribunale, per complessivi 7 anni e 8 mesi di reclusione.

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