Smog alle stelle con l’accensione dei riscaldamenti

Superato il limite europeo. Negli ambulatori già numerose le persone affette da problemi respiratori
Polveri sottili già alle stelle.
Come ogni anno l’autunno e l’accensione dei riscaldamenti coincidono con un’impennata dei valori degli inquinanti e gli ambulatori si riempiono di pazienti con malattie respiratorie, come sottolinea Antonio Paddeu, presidente dell’associazione “Amare”. I rischi maggiori per la salute, «oltre che per i gas che passano direttamente nel sangue», spiega Paddeu, derivano dalle particelle presenti nell’aria e tanto più piccole sono quanto più possono giungere

in profondità nei polmoni.
«Prima si misuravano solo le Pm 10, ossia particelle con un diametro inferiore a 10 micron (millesimi di millimetro, ndr) ma nel particolato c’è di tutto e le frazioni più grosse rimangono fuori dal polmone. Ora, come avviene da anni negli Stati Uniti, si iniziano a studiare le Pm 2,5, ma si conoscono già le Pm 1 e le Pm 0,1». Già rilevate dal Cnr e dall’Arpa in Emilia Romagna, ad esempio.
«Anche in Lombardia è stato fatto un grande lavoro di prevenzione e di studio – sottolinea il primario del reparto di riabilitazione respiratoria dell’ospedale di Mariano – Da una recente statistica si è collegato l’inquinamento alla perdita di peso dei neonati, ma pure alle patologie cardiache, agli ictus. Lo smog è pericoloso per tutto il sistema cardiocircolatorio». Senza dimenticare i costi sociali.
«Uno studio francese – aggiunge Antonio Paddeu – ha stimato ogni anno danni per circa 600-700 euro a persona, a causa di ricoveri, problemi di asma, altre malattie croniche, perdita di giornate di lavoro e farmaci».
E a Como? Il dottor Paddeu non si sottrae alla domanda. «Si potrebbe fare molto di più – sostiene – Ma non vi sono iniziative. È un problema complesso che parte da uno scambio di accuse sul fatto se inquinano più le caldaie o le auto. Sul fronte del riscaldamento non basta proseguire nei controlli sugli impianti, si dovrebbe incentivare l’installazione di caldaie a condensazione, ad esempio. Riguardo alle auto, ci trasciniamo un problema dagli anni Sessanta e Settanta, quando per favorire la produzione automobilistica si è pensato di sviluppare unicamente il trasporto su gomma a scapito di sistemi meno inquinanti come la ferrovia. Poi ci sono i progetti mai decollati anche a Como, come il car sharing, i parcheggi di interscambio. E infine speriamo che le case automobilistiche presto arrivino sul mercato con veicoli elettrici e ibridi con costi e prestazioni ai livelli di quelli a petrolio».
Infine i dati.
Il riscaldamento è acceso da poco più di un mese, dal 15 ottobre. Da allora la centralina dell’Arpa di Como centro ha già registrato 12 giorni di superamento dei valori di 50 microgrammi per metro cubo, cinque volte negli ultimi cinque giorni. Dal 2010 il limite europeo è passato da 35 giorni di superamento all’anno a soli 7 giorni, quindi il capoluogo lariano è già abbondantemente fuori legge.
Non va meglio a Cantù, dove vi sono stati cinque giorni consecutivi oltre la soglia per le Pm 10.
Poi ci sono le Pm 2,5, misurate costantemente da quest’anno in Lombardia pur senza sanzioni.
La legge in vigore in materia, varata dal Parlamento nell’agosto del 2010, fissa anche un “valore obiettivo”, che dal gennaio di quest’anno è 25 microgrammi, già superato 16 volte dal 15 ottobre. I valori, fino al 2010 dovevano essere inferiori a 40 microgrammi e la centralina di Como (l’unica della provincia che rileva questa concentrazione) dal 15 ottobre è già andata oltre 11 volte.
Se invece si considera il limite di 20 microgrammi, che scatterà dal 2015, ebbene, Como ha già effettuato ben 24 giornate di superamento in poco più di un mese. Ovvero tutti i giorni in cui non è piovuto le micropolveri sono state oltre il limite.

Paolo Annoni

Nella foto:
Fumo bianco dal comignolo di una casa della città. L’accensione dei riscaldamenti ha coinciso con la crescita dello smog

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