Smog alle stelle ma nessun blocco. Verdi all’attacco: «Pericolo ignorato»

L’assessore provinciale: «Lavoriamo sul piano energetico»
Lo smog soffoca la città, ma nessun blocco è in vista. I dati sulla concentrazione nell’aria delle polveri sottili – le famigerate Pm10 e Pm 2,5 – rilevati dalle centraline sono sempre più allarmanti. Dal 15 ottobre, giorno in cui sono stati accesi i riscaldamenti, al 24 novembre si è superata la soglia consentita di 50 microgrammi di Pm 10 per metro cubo di ria per 18 giorni. Nove consecutivi dal 16 al 24 novembre. Venerdì, nell’ultima rilevazione, il livello è sceso leggermente (48 ?g/m³)

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Analoga situazione anche per le Pm 2,5. Dal 15 ottobre e fino al 25 novembre si è abbondantemente infranto, per ben 23 giorni, il tetto imposto dall’Unione europea che fissa in 25 microgrammi per metro cubo la quantità oltre la quale si possono avere conseguenze negative per la salute.
In passato sono state misurate solo le Pm 10 – ossia le particelle con un diametro inferiore a 10 micron (pari a 10 millesimi di millimetro) – ma nel particolato disperso nell’aria c’è di tutto e le frazioni più grosse rimangono fuori dai polmoni. Ora, come avviene da anni negli Stati Uniti, si stanno studiando anche le Pm 2,5. Le particelle presenti nell’aria, infatti, più sono piccole più possono giungere in profondità nei polmoni.
Palazzo Cernezzi al momento non ha ancora definito se e come adottare misure di contenimento della concentrazione di inquinanti nell’atmosfera. E c’è dunque attesa per capire che cosa accadrà.
Nella vicina Milano, dopo la revoca del blocco del traffico che sarebbe dovuto scattare da domani, si stanno valutando altre soluzioni. Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano, ha convocato i 134 sindaci del territorio per studiare misure comuni volte a ridurre il livello di inquinamento. Dal canto suo Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, dopo i primi stop, sembra aver cambiato la sua politica in materia e si è limitato a invitare i cittadini a non utilizzare l’auto, se non necessario, e a servirsi, di conseguenza, dei mezzi pubblici.
«Noi come Provincia di Como non abbiamo autorità di coordinamento – dice il vicepresidente e assessore all’Ambiente di Villa Saporiti, Paolo Mascetti – tanto che quando in Regione si convocano i tavoli specifici, le amministrazioni provinciali non sono chiamate. Quello di Milano è un caso particolare. Noi, invece, stiamo lavorando per il rinnovo del piano energetico con l’obiettivo di adeguarci agli standard europei in tema di emissioni in atmosfera e incremento delle energie alternative. Ma non siamo all’opera, perché non di nostra competenza, su interventi tampone».
In città, intanto, nulla sembra muoversi. Tramontati, almeno per ora, gli esperimenti passati come le targhe alterne. Ma anche tentativi più “bizzarri” come il nebulizzatore di acqua in grado di catturare le particelle di polveri sottili che venne installato nel marzo 2010 sul tetto di Palazzo Cernezzi dall’allora assessore all’Ambiente Diego Peverelli, senza però ottenere risultati. Le principali cause dello smog rimangono il traffico veicolare e il riscaldamento domestico.
«La situazione è sempre più pericolosa. Non solo le Pm10 sono fuori soglia. Ma soprattutto continua a essere sottovalutata la pericolosità delle Pm 2,5, altrettanto dannose. Addirittura l’Arpa non controlla la concentrazione – interviene Elisabetta Patelli, portavoce regionale dei Verdi – Io stessa ho chiesto più volte che venga fatto questo monitoraggio. Il limite europeo dei 25 microgrammi è più alto di quello indicato come soglia di attenzione dall’Organizzazione mondiale della sanità che è pari a 10 microgrammi per metro cubo».
Ma non solo. «Da uno studio compiuto dall’Unione europea su 25 capitali, sono emersi dati impressionanti. Se si rispettasse la soglia dei 10 microgrammi per metro cubo, in queste città si avrebbero addirittura 19mila morti in meno all’anno e si risparmierebbe la cifra astronomica di 19 miliardi di euro in spese mediche. Numeri emersi dopo un periodo di monitoraggio durato ben tre anni», prosegue Elisabetta Patelli. La situazione dunque è critica.
«È un nemico invisibile, sempre presente. Chi vive in una fascia compresa entro 150 metri dai grandi snodi nevralgici del traffico veicolare, ha il 30% di possibilità in più di ammalarsi d’asma, se di giovane età, e di contrarre problemi cardiocircolatori, se adulto. Nonostante ciò i Comuni, a partire da quello di Como, continuano a non fare nulla. Ignorano il problema», dice Elisabetta Patelli. Purtroppo, «sembra che non si siano accorti che ci troviamo di fronte a una vera emergenza. Bisogna dare maggiore spazio al trasporto pubblico, creare parcheggi di interscambio e diminuire il traffico veicolare perché il 70% delle Pm 10 deriva proprio dalle auto», conclude il portavoce dei Verdi.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Fumo esce dal comignolo di un palazzo cittadino. Il riscaldamento delle case è tra le principali cause dello smog

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