Soccorso dei pazienti più gravi. La Svizzera chiede aiuto a Como

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Il ministro: «Gli ospedali italiani rappresentano soluzioni valide»

Vacilla un altro mito dopo quello delle strade svizzere lisce come il panno di un biliardo rispetto a quelle cosparse di buche in Italia? L’argomento in questione è delicato, perché riguarda la sanità e il discorso assume dimensioni importanti.
Il ministro della Sanità ticinese, Paolo Beltraminelli, sostiene che per i pazienti svizzeri «quella italiana, in particolare con gli ospedali di Como e di Varese, rappresenta una soluzione valida».
«Una collaborazione di fatto c’è già

adesso ma va intensificata», aggiunge il ministro in un articolo riportato da Ticinonline e dal titolo eloquente: “Per ricoverare i pazienti gravi si punta anche su Como e Varese”.
«Stiamo studiando i possibili scenari. Nel caso di un ricovero in un’altra nazione, la cassa malati, che di norma rimborsa le cure ricevute in Svizzera, potrebbe considerare l’eccezione. A patto che il tutto sia giustificato», dice il ministro.
Il cambio di rotta segnalato deriva da un problema reale, ossia dalle difficoltà dell’elisoccorso elvetico, gestito da un ente privato, la Rega, di volare da e verso le strutture della Svizzera interna durante le nevicate sulle Alpi.
Viene stimato che ogni anno la Rega non sia in grado di decollare per 100 giorni (e per altri 100 solo parzialmente). Da qui la richiesta di aiuto da chi per arrivare in Canton Ticino in elicottero non deve varcare le Alpi, come l’elisoccorso di Como (che gestisce i servizi anche nelle province di Lecco e di Varese).
«La priorità è di rafforzare il sistema ticinese e il rapporto con gli ospedali d’oltre Gottardo. È chiaro, però, che in situazioni eccezionali dobbiamo puntare a Sud», ha dichiarato sempre il ministro della Sanità ticinese.
Una collaborazione sulle emergenze sanitarie tra l’Italia e la Svizzera che di recente ha già fatto passi da gigante.
Lo scorso luglio infatti è stato firmato un protocollo bilaterale tra le due nazioni, al Centro di cooperazione polizia e dogana di Chiasso, che di fatto consente agli elicotteri e alle ambulanze italiane di “sconfinare” (e viceversa) con una semplice segnalazione alla centrale operativa dello stesso Ccpd.
«Fino a questa estate la burocrazia poteva rappresentare un problema grave per la salute dei pazienti – spiega Mario Landriscina, responsabile del 118 di Como – Così ho parlato con il tenente colonnello Donato Di Gioia, che fino ad ottobre è stato il coordinatore italiano del Centro di cooperazione. Sono stati organizzati degli incontri con i vari responsabili dalle forze dell’ordine all’emergenza, fino alle dogane e in pochi mesi si è giunti a un risultato che si può definire epocale».
Cosa cambia sul fronte dei soccorsi transfrontalieri?
«Di fatto oggi i nostri elicotteri possono attraversare il confine con una semplice segnalazione. Una semplificazione che consente anche di operare insieme nel caso di eventi particolarmente gravi. Dall’evento singolo alla maxiemergenza».
«Forse ricorderete il caso dell’incidente ferroviario di Chiasso – dice Landriscina – Lo scontro avvenne in galleria. Il tunnel è in territorio italiano, ma le ambulanze potevano raggiungere la stazione soltanto dalla Svizzera. La collaborazione fu massima, ma di fatto i nostri mezzi non sarebbero potuti andare a Chiasso con le sirene accese, ad esempio. Le normative europee sui segnalatori acustici delle ambulanze sono differenti da quelle svizzere».
Il vantaggio come detto è bilaterale. Così ora le ambulanze svizzere potranno recuperare un paziente atterrato all’aeroporto di Malpensa, senza una lunga richiesta di permessi.
«Nei soccorsi anche i minuti sono indispensabili e il protocollo semplifica notevolmente le procedure», spiega sempre il responsabile del 118.
«Oggi insomma il nostro elicottero potrà soccorrere un alpinista in difficoltà sui monti svizzeri e un velivolo della Rega arrivare sulla Grigna per salvare un escursionista rossocrociato», conclude.
E per un italiano farsi soccorrere nella Confederazione dalla Rega era molto costoso. A meno che non si fosse sostenitori dell’ente stesso di soccorso in elicottero.

Paolo Annoni

Nella foto:
Un elicottero della Rega, il “118” svizzero, in azione in Canton Ticino. I velivoli rossi ora potranno sconfinare con facilità in Italia per soccorrere gli svizzeri in difficoltà

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