Società “vuote” per evadere con i rally. Le parole del giudice: «Nessun dubbio sul meccanismo fittizio»

Guardia di Finanza

L’indagine era partita addirittura nel 2014. Al centro dell’attenzione il giro delle sponsorizzazioni nelle gare di rally. Un volume notevole di verifiche che aveva portato ad iscrivere sul registro degli indagati oltre 120 persone. Di queste, tuttavia, ben 107 hanno ricevuto – ad ottobre – la richiesta di archiviazione firmata dal pubblico ministero Giuseppe Rose. Secondo la Procura, infatti, alcuni reati erano prescritti, per altri invece la notizia di reato era infondata in quanto le società che avevano fatto da sponsorizzazione alle auto da rally erano effettivamente esistenti (e non cartiere) e gli importi corrisposti «uguali a quelli di altri operatori di mercato».
L’indagine invece prosegue – e sarebbe vicina alla chiusura – per gli altri 19 indagati. Tra questi, come detto ieri, un pilota e un copilota di Canzo, che sarebbero stati al centro del presunto giro di sponsorizzazioni fittizie create per abbattere gli utili utilizzando società cartiere. Il giudice delle indagini preliminari di Como ha accolto la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal pm. L’evasione, secondo la guardia di finanza di Erba, supererebbe i 12 milioni di euro, mentre i sigilli sono stati posti a due case di Canzo, alla sede legale di Como e all’unità operativa di Erba (delle società operanti nel settore delle gare automobilistiche di rally), oltre a conti correnti e liquidità per un totale di circa cinque milioni di euro. Secondo il gip non ci sarebbero dubbi sul meccanismo «del tutto fittizio» messo in piedi dai due piloti. E la dimostrazione giungerebbe dal fatto che le società ritenute cartiere, «erano intestate a soggetti più o meno consapevoli» (molti poi indagati), avevano un ciclo breve di vita («due o tre anni»), non tenevano scritture contabili, emettevano fatture con stesse caratteristiche e importi e, fin dalla nascita, avevano un giro di affari da milioni di euro.


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