Soffre la fascia di confine senza targhe Ti

Dogana di Ponte Chiasso, frontiera, confine con la Svizzera

Sabato scorso avevano pensato di organizzare anche una protesta. Aspettavano finalmente i clienti svizzeri, invece la conferma del tampone o test rapido obbligatorio entro 48 ore e il mancato riconoscimento del certificato vaccinale come lasciapassare si sono dimostrati un grande deterrente. Poche targhe Ti a fare la spesa a Como.

Il cliente svizzero è vitale per le attività di confine. A Ponte Chiasso ci sono esercizi commerciali che vivono unicamente grazie ai pendolari dalla Svizzera, dagli alimentari all’abbigliamento, ai ristoranti abituati ad accogliere a mezzogiorno chi lavora nella vicina Chiasso. Nel Varesotto, a Lavena Ponte Tresa, i commercianti del paese si sono messi in mutande per protestare contro le limitazioni ancora attive per entrare in Italia.

Anche solo l’accostamento tra Ponte Chiasso e Ponte Tresa fa scattare però la rabbia tra gli esercenti comaschi. «Siamo arrabbiati, abbiamo avuto un calo netto delle entrate, ma non faremo nessuna manifestazione qui» tagliano corto da dietro il bancone. Ce l’hanno un po’ con tutti, anche con la stampa che ha ripreso le altre manifestazioni. Ma intanto c’è chi ha già messo in vendita la sua attività e chi ha programmato la riapertura soltanto dal mese di luglio, per i saldi estivi, come un negozio di calzature con sede sia a Ponte Chiasso sia a Induno Olona. Nella sede del Varesotto è stata programmata una vendita straordinaria, mentre in quella comasca si attendono i saldi. I saldi e il “green pass” o l’atteso provvedimento che tuteli almeno le fasce di frontiera. Italia e Svizzera hanno condizioni pandemiche simili. Corrono le campagne vaccinali, ma il confine resta una barriera difficile da superare.

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