«Sogno i miei alberi e il sole di Valbrona e mi preoccupo per i tempi che viviamo»

La copertina del romanzo "La ragazza col cappotto rosso" di Nicoletta Sipos

La scrittrice Nicoletta Sipos racconta il suo ultimo romanzo

«Mi sveglio la notte sognando i miei alberi a Valbrona, la mia sedia al sole… quando ci potrò tornare me li godrò di più». Nicoletta Sipos, scrittrice e giornalista milanese, papà ungherese e mamma italiana, si è ispirata alla storia della sua famiglia nel suo penultimo romanzo, “La promessa del tramonto”, una vicenda che si svolge nell’Ungheria del 1951, in pieno clima da cortina di ferro. Come una molecola, da quel romanzo si è staccata una nuova storia da cui è scaturito il romanzo appena pubblicato per Piemme “La ragazza col cappotto rosso”, le cui presentazioni sono state bloccate dall’epidemia.
«Trascorro le giornate nella mia casa milanese – racconta la scrittrice – la routine non è cambiata molto, faccio ginnastica, curo le piante, leggo un sacco e scrivo parecchio sistemando degli scritti che ho in sospeso. Mi mancano l’aria, le amiche, poter abbracciare i miei nipotini e giocare con loro nella casa a Valbrona che mi è tanto cara e dove trascorro le estati».
Il nuovo romanzo di Nicoletta Sipos – che si può acquistare online anche in formato e-pub e che, a breve, sarà disponibile anche in versione audiolibro – nasce da un’iniziativa benefica.
«Avevo scritto un racconto per Piemme – racconta Nicoletta Sipos – che poi è confluito in una vendita di beneficenza, ma la mia editor mi ha spronato, “questo racconto è un romanzo!”, così mi sono messa subito al lavoro e la storia è venuta con molta fluidità… si ispira a un racconto di mia mamma riguardo a una ragazza ebrea, giovanissima, che lei aveva conosciuto e che era finita in un campo di transito in Romania. Grazie alla sua conoscenza del tedesco si mette in luce come interprete per poi venire salvata da un soldato tedesco che, senza pretendere nulla ma solo per senso di giustizia, l’aiuta a scappare. Mentre tutti gli altri vengono deportati ad Auschwitz, lei è poi costretta a stare nascosta fino al febbraio del 1945, ma il senso di smarrimento, di paura, odio e soprattutto il senso di colpa per non aver potuto salvare gli altri la accompagneranno per tutta la vita».
Il romanzo “La ragazza col cappotto rosso” ha inizio con la protagonista, Nives Schwartz, che, mentre svuota la casa della madre molto amata ma anche molto misteriosa, ritrova in una cassetta dimenticata una lettera che attira la sua curiosità per una singola frase: “sono un’assassina”. La lettera la riporta alla gioventù della madre, un’italiana che ha sposato un medico ebreo ungherese e che si è trasferita con lui in Ungheria durante gli anni bui della persecuzione. Decisa a ritrovare la mittente del messaggio, una certa Bekka Kis, Nives chiede aiuto a un ex fidanzato che la conduce fino alla meta. Inizia così una strana amicizia tra l’anziana Bekka Kis, moglie di un estroso artista che la tiene reclusa per buona parte dell’anno, e Nives cui Bekka racconterà la sua storia, quella, appunto, della ragazza col cappotto rosso. Una vicenda che porterà i protagonisti dall’Italia, alla Francia a Budapest in un viaggio nel tempo e nella geografia dell’occupazione nazista, a toccare con mano l’orrore della persecuzione di Eichmann, ma anche il riscatto attraverso l’amore.
«Non è solo il racconto di una persecuzione – spiega l’autrice – ci sono amore, amicizia, affetto e una speranza ritrovata, penso al paragone con la guerra che si fa in questi giorni e non lo trovo adeguato. Nei nostri appartamenti, con la spesa fatta, non può essere guerra, ma, certo, si sente la lontananza degli affetti».
A preoccupare Nicoletta Sipos è anche la deriva autoritaria dell’Ungheria di Orban: «È una tristezza peggiore vedere come viene apprezzata da certi Paesi occidentali.. questo mi fa pensare a come in fondo le cose non siano poi cambiate così tanto dall’epoca in cui è ambientata la mia storia»

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