Solari, nuovo libro su Dante e Leonardo

Ernesto Solari

Esce il nuovo libro di Ernesto Solari, esperto leonardesco, dal titolo “Dante e Leonardo, la Divina Scienza”. La tesi di Solari nega che Leonardo fosse contro Dante, dimostrando invece quanto fosse importante per Lui la Commedia e ci aiuta a comprendere la terza Cantica, grazie allo studio di autori come Pitagora, Platone, Gioacchino da Fiore e i Kabbalisti. Il libro è edito da Colibrì ed è reperibile sui principali negozi digitali. In libreria è distribuito da Unicopli.

“Il filo conduttore – spiega Solari – è legato alla lettura del II° Canto del Paradiso della Commedia, il più importante e complesso della terza cantica e sono presi in esame unicamente quei versi di ogni canto che possono aver colpito Leonardo o motivato i suoi interessi ideologici, filosofici, mistici, storici e culturali; questo percorso ci ha permesso di trovare, nelle opere di
Leonardo, una nuova realtà che ci rivela un profondo legame con i canti della Commedia. Leonardo, che aveva letto nel 1481 il “Comento sopra la Comedia” di Dante di Cristoforo Landino (Maestro di Poliziano e Marsilio Ficino), ha fatto buon uso degli insegnamenti del sommo poeta
(indagandolo e sviscerandolo) nominandolo suo alter ego. Egli ha visto in Dante non solo quella componente storico/politica che è stata evidenziata e privilegiata in molti testi usciti per questa ricorrenza, ma anche quella componente mistico-filosofica propria del grande iniziato, che non ha voluto vivere in modo “ufficiale” ma solo in questa sorta di arcana simbiosi con il poeta”. “L’aspetto mistico di Dante, secondo Solari, è evidenziato dagli scritti, dal pensiero e dalle opere di Leonardo da Vinci”. Da tempo Solari che è anche pittore oltre che studioso di arte indaga Leonardo come mistico: il primo passaggio è stata l’indagine sul Leonardo neoplatonico e sui legami del genio vinciano con la scuola di Chartres, dove si studiava il Timeo di Platone e la Kabala ebraica (si veda in proposito il mio Leonardo Neoplatonico, edizioni Colibrì, 2019). “Dante sembra immedesimarsi nella figura di San Giovanni Battista, che annuncia la venuta di Cristo – dice Solari – ebbene, nel suo San Giovanni, Leonardo sembra proprio rendere omaggio al poeta che gli sta aprendo la strada verso la conoscenza e verso la redenzione. Il viaggio di Dante nel Paradiso ha sempre uno sguardo verso la Terra, così il Battista di Leonardo, con la sua oscurità, ricorda che il peccato ci riporta alla nostra primordialità. Attraverso la lettura che Leonardo fa della Commedia possiamo conoscere anche aspetti danteschi poco conosciuti insieme a personaggi estremamente
importanti, primo fra tutti Gioacchino da Fiore la cui presenza è viva sia nella Commedia che in quel grande capolavoro universale che è il Cenacolo milanese (e il libro cita gli studi di Benedetto XVI su Gioacchino da Fiore)”. “La nostra epoca ha bisogno come non mai di due fari, esempi di luce, come Dante e Leonardo – dice Solari – universalmente riconosciuti quali geni rappresentativi dell’umanità. La loro luce può contribuire fortemente al raggiungimento di uno status di pace, di una unità fra popoli di diversa cultura e fede religiosa. Oggi sono considerate fondamentali, per l’ispirazione dantesca, le fonti ebraiche ed islamiche, ed è
indiscutibile il loro influsso sulla Commedia (Avraham Abulafia e Ibn Arabi). Come ho già avuto modo di scrivere nel mio Leonardo Neoplatonico, gli Arcani occultati, molti sono gli indizi presenti nelle sue opere che portano a pensare ad un profondo legame con la simbologia kabalistica ed in particolare con i suoi due testi principali: lo Zohar e lo Sefer Yezirah. Conoscenze che non sono ancora dimostrabili con documenti o scritti di suo pugno a noi pervenuti, salvo l’utilizzo di lettere o scritte criptate (ma come è noto molti suoi manoscritti sono andati perduti), quello che è evidente è il suo metodo operativo, riconducibile ad alcune leggi che sono
proprie della grande mistica kabalistica. Nella Divina Commedia ed in altre opere dantesche questi elementi sono certamente presenti.
Il libro della creazione ed i suoi meccanismi, utili per il raggiungimento della perfezione creativa, non potevano passare inosservati agli occhi di Leonardo, che vi ha certamente intravisto la possibilità di intraprendere la via della conoscenza assoluta”.
“Tutto il Paradiso – prosegue Solari – è imperniato sulla storia della luce…, anche la bellezza di Beatrice si traduce in una luce che crescerà di cielo in cielo e questa luce raggiungerà il suo tripudio nell’ottavo cielo, in
cui appare il trionfo di Cristo e Maria, e poi nella rosa mistica. In questa scelta del tema della luce Dante trova sostegno, oltre che nelle letture mistiche, anche nella tradizione artistica medievale, che
attribuiva massimo rilievo ai fondi oro nell’arte sacra, partendo dal concetto simbolico che il Sole rappresentasse l’immagine di Dio. E Leonardo interpreta questo concetto in modo esemplare nel suo
Cenacolo, col Cristo-Sole al centro del cosmo e delle sue 12 costellazioni, ma anche in opere come la Sant’Anna a cui arriva dopo gli studi sulla luce presenti già nell’archetipo della Sacra Famiglia di Lipomo”.
Dante e Leonardo per Solari vogliono, come il geometra, vedere: “come si convenne l’imago al cerchio, e come vi si indova”. La convenienza è il rapporto del cerchio. Ed ecco in quest’ultima similitudine apparire il grande problema: il rapporto del cerchio, la sua quadratura. “Dante sembra aver voluto indicare in Dio la soluzione del grande problema e questa è certamente la strada che anche Leonardo segue e che il suo simbolico Uomo Vitruviano è li a ricordarci – dice Solari – Ma anche tutte le tesi apocalittiche di Gioacchino da Fiore diventano per i due fiorentini motivo di
profonda riflessione e considerazione. Leonardo studiò da adolescente la Commedia, in seguito potrebbe essere venuto in possesso di una
copia a stampa del libro. Nel 1471, a Foligno, ebbe inizio la stampa dell’Editio Princeps della Divina Commedia di Dante Alighieri di Joahann Numeister, che giunse nella città umbra da Magonza, intorno al 1463, per dare vita alla prima tipografia folignate, insieme ai fratelli Orfini.
In quello che viene considerato il primo disegno conosciuto di Leonardo (agli Uffizi, datato 5 agosto 1473) è raffigurata, secondo alcuni, la Valle dell’Arno, secondo altri il territorio umbro della cascata delle Marmore. L’ipotesi della cascata potrebbe essere confermata dal profondo legame fra
Leonardo e la Divina Commedia ed in particolare il XX Canto del Paradiso dove troviamo una terzina significativa che allude alla conoscenza di Dante di questi luoghi: “udir mi parve un mormorar di fiume / che scende chiaro di pietra in pietra / mostrando l’ubertà del suo cacume“. La notizia recente del ritrovamento alla Biblioteca del Collegio Ghislieri di Pavia di alcune
pergamene antiche (del 1350 circa) che si trovavano in una rara edizione del Timeo di Platone, potrebbero far pensare ad un legame con Leonardo. Infatti questi frammenti, provenienti dalla Biblioteca Visconteo-Sforzesca del Castello di Pavia, riproducono alcune terzine relative ai Canti II,
III, X e XI del Paradiso Dantesco. Confrontando tali canti con la tesi di questo libro possiamo notare in essi elementi riconducibili ad
alcuni dei più significativi riferimenti leonardeschi, in particolare all’Allegoria della navigazione (Divina scienza / II° Canto), alla Gioconda (III° Canto), al Cenacolo (X Canto) ed ai due fari della
mistica cristiana, San Francesco e San Tommaso (XI Canto). Tali riferimenti rendono lecita la possibilità che queste pergamene possano essere state studiate o addirittura appartenute al Vinciano che, nella stessa Biblioteca, ebbe modo di studiare anche il manoscritto originale dell’ Apocalisse di
Gioacchino da Fiore in cui possiamo trovare la stessa suddivisione degli apostoli adottata da Leonardo nel suo Cenacolo”.

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