«Soldi per sostenere il terrorismo jihadista». Presunta cellula siriana a processo in Assise

Il processo al presunti jihadista di Fenegrò si terrà a ottobre

L’accusa è pesante: avere raccolto somme di denaro nel territorio del Triangolo Lariano e dell’Erbese, ma anche in altre aree d’Italia, in Svezia e in Ungheria, da inviare sulla linea di confine tra Libano e Siria per essere impiegate nel conflitto civile siriano, sostenendo gruppi jihadisti denominati fronte “al Nusra” e “Jabhat Fateh al Sham”. Attività che per l’accusa si inquadrava in una vera e propria forma di finanziamento del terrorismo.

L’ideologo del gruppo avrebbe abitato in via Canturina a Camerlata.
In aula, ieri mattina, di fronte alla Corte d’Assise di Como, sono comparse altre 13 persone, in gran parte di origine siriana tranne una italiana di Colico, un marocchino e un libanese. Per tre di loro, tra cui un 42enne e un 43enne residenti a Ponte Lambro, l’accusa è proprio quella di aver concorso a raccogliere ed erogare denaro «in parte utilizzato per il compimento di condotte con finalità di terrorismo», utilizzando il sistema “hawala” e destinando le somme «a un non meglio identificato generale jihadista».

Il sistema di trasferimento di denaro detto “hawala”, consiste in un articolato sistema finanziario abusivo fondato sulla fiducia tra le parti che permette una fitta rete di scambi, cessioni di credito e trasferimenti di contante da e per l’Italia con destinazioni svariate, tra le quali appunto quelle teatro di conflitti bellici. Attività finanziaria che era connessa – sempre secondo l’accusa e le indagini portate avanti dai finanzieri del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma (lo Scico) – anche al traffico di migranti organizzato sulla rotta balcanica da alcuni siriani di Erba. Vicenda, quest’ultima, che era venuta alla luce sul finire dell’estate del 2017 con una serie di arresti in seguito a una ordinanza emessa dal giudice delle indagini preliminari di Como. Somme di denaro che venivano raccolte e che, da quanto sembra emergere, venivano “conservate” a Ponte Lambro prima di partire per la Siria, in parte anche destinate a finanziare gruppi di matrice islamica.

L’indagine era nata da accertamenti sui trasferimenti di denaro tradizionalmente fatti dagli stranieri verso i luoghi di origine. L’incrocio di dati con il database del Comitato analisi strategico antiterrorismo, nel quale vi sono i nomi dei foreign fighters e dei returners (ovvero chi fa avanti e indietro dai teatri bellici). aveva permesso di mettere sotto la lente 43 operazioni finanziarie sospette su 30 soggetti, 9 dei quali era compresi nel database. La direzione del denaro era verso zone di conflitto. partendo soprattutto dal Comasco ma anche da Lecco e da Milano, dalla Svezia, dall’Ungheria e dalla Turchia. Il seme dell’inchiesta insomma era stato gettato. Un lavoro durato dal settembre 2015 all’agosto 2017 e che ora è approdato davanti alla Corte d’Assise di Como.

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