Soldi, scuola e bambini: questi sconosciuti

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di Marco Guggiari

Emergono due questioni importanti, fra le tante, dalla settimana degli ulteriori via libera, contraddistinta dalle polemiche su movida e spritz. La prima concerne le risorse promesse in aiuto a chi lavora e produce e che sono rimaste, almeno in parte, risorse-fantasma. L’ambito del sostengo economico è tuttora caratterizzato da incomprensibili ritardi che riguardano più fronti: l’effettivo versamento della cassa integrazione pregressa, il bonus per i lavoratori autonomi e i finanziamenti alle imprese.

Questa situazione rischia di diventare davvero pesante e lo Stato, nelle sue articolazioni, dovrebbe affrontarla con un piglio finalmente diverso. Il tempo è diventato ormai un fattore decisivo. Rinviare alle calende greche quanto ci si è impegnati a dare implica infatti che si arriverà troppo tardi. Un settore specifico e non tanto di nicchia, la cultura, lo conferma drammaticamente: da un’inchiesta di Milena Gabanelli apprendiamo che il Covid ha causato oltre 400mila disoccupati nell’ambito di cinema, teatro, musica e musei.

L’altra questione riguarda la scuola e i bambini. Per ciò che si riferisce alla prima, l’unica certezza è il rinvio del destino di studenti e insegnanti a settembre. È la generica strategia della speranza. Sperare che il virus la mandi buona per il prossimo anno scolastico. Un po’ poco, tenuto conto, per fare un solo esempio, dell’allarme sulle università, per le quali si stima la possibile perdita di 35mila matricole proprio da settembre.

I bambini poi sono i grandi dimenticati. Non è stato elaborato un piano capace di tenere conto di semplici dati oggettivi: che non sono più a scuola e che non sono ancora, se mai potranno esserlo davvero, ai centri estivi o negli oratori. Intanto, però, i genitori hanno ricominciato a lavorare.

Alla fine, la pagano i nonni, quanto meno quelli ancora in grado di esserlo sul campo e geograficamente vicini. Gli altri bambini e i loro genitori si arrangino pure. E poi c’è il problema della povertà educativa minorile, rilanciato dall’ex direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio de Bortoli e ripreso dal comasco Giuseppe Guzzetti, già presidente di Fondazione Cariplo dal 1997 al 2019. L’Italia è il quarto Paese d’Europa, dopo Bulgaria, Romania e Grecia, per la percentuale di minori di 16 anni a rischio povertà: oltre il 30%. E non dimentichiamo i disabili e i loro familiari, rimasti senza assistenza e senza sostegni.

In questo amaro quaderno di lamentele dobbiamo inserire anche la tendenza agli aumenti di molti beni, dalla tazzina del caffè ai veri e propri generi alimentari. Di speculazioni in questa fase ne abbiamo già viste tante, dalle mascherine, ai guanti, ai disinfettanti… Adesso non è il caso di permettere che si estendano su più larga scala.

Intanto restiamo in guardia sulle prossime mosse del virus. Giorgio Cosmacini, storico della medicina e vicino al Comasco per i suoi trascorsi e per i libri scritti con lo storico lariano Giorgio Cavalleri, ha ricordato sulle pagine del “Corriere della Sera” che l’influenza Spagnola di cento anni fa era chiamata “epidemia-sfinge” perché non lasciava trapelare nulla di sé.

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