Solidarietà ai forconi. C’è chi porta i panini

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La contestazione dilaga
Tra gli automobilisti fermi in via Paoli: «Tarderò a un appuntamento ma fanno bene a protestare»

Al terzo giorno di proteste a Camerlata spuntano i panini. Verso le 11.30 di ieri, infatti, un’auto si è fermata all’improvviso in mezzo ai manifestanti. Ne è scesa una signora bionda che ha estratto dal bagagliaio una cassetta con 50 panini imbottiti, regalandoli ai manifestanti.
Ovazioni e alcuni minuti di relax per i dimostranti che sono poi subito tornati in mezzo alla strada.
In questa zona della città i “forconi” sono ormai diventati familiari. E per alcuni la loro ribellione

deve essere sostenuta in ogni modo, per altri, imprigionati nelle interminabili code di veicoli, la pazienza sta invece terminando. Anche ieri via Paoli era intasata.
Pesanti le ripercussioni sulle arterie di accesso alla città dalla zona Sud e, a catena, sui percorsi alternativi: Garibaldina e Valfresca. Ma molti sono stati gli automobilisti che hanno espresso solidarietà alla protesta. Che punta adesso alle sedi di organismi percepiti dalla gente come esattori: Equitalia e Agenzia delle Entrate.
Con questi due nuovi presidi ci si avvicinerà alla settimana intera di protesta. «Siamo preoccupati per il nostro futuro. Ci sembra un modo di manifestare la nostra paura e al tempo stesso la nostra volontà di fare qualcosa», dice Davide Cristaldi.
In mezzo a questa confusione si sono divisi anche i commercianti che operano a ridosso della piazza. Se i bar sfornano brioches e cappuccini in quantità industriali, il benzinaio situato proprio a ridosso dell’incrocio più “caldo” del presidio non sembra essere altrettanto felice. Alla base di tutto, va ricordato, il malcontento del “Movimento del 9 dicembre” che racchiude, tra le varie sigle, i forconi, i Cobas del latte e il Movimento autonomo degli autotrasportatori.
Insieme con numerosi studenti comaschi, tutti pronti a distribuire volantini e spiegare le ragioni della contestazione a ogni semaforo rosso. L’obiettivo è avere risposte dal governo in tempi rapidi per arginare la crisi. Dall’altra parte, il popolo delle auto si dimostra arrabbiato, rassegnato ma, come detto, anche solidale.
«Incredibile ritrovarsi imprigionati proprio qui – dice Angelo Pellegrino – C’è gente che deve andare a lavorare. C’è chi ha appuntamenti e si ritrova impantanato alle porte della città. Che colpa ne abbiamo noi? Mi sembra una forma di protesta non costruttiva». Sul posto, ovviamente, erano presenti – così come nei giorni scorsi – le forze dell’ordine per controllare la situazione e garantire la sicurezza.
«Ho impiegato oltre un’ora per fare un chilometro – dice arrabbiata Daniela Gilardi – Mi sembra inammissibile».
A complicare una situazione già di per sé caotica, anche un piccolo tamponamento verso le 10. Niente di grave ma in ogni caso sufficiente a creare ulteriori disagi. Sempre ieri, per alleggerire il traffico su via Paoli, è stata aperta alle auto la corsia riservata ai bus nel tratto conclusivo di via Varesina.
«Purtroppo farò tardi a un appuntamento ma per me fanno bene a protestare. Sono con loro», conclude Nicolò Speranzi. Poco prima di mezzogiorno è infine arrivato in piazza anche un ragazzo che dopo aver appreso le motivazioni della protesta, ha parcheggiato l’auto e si è unito ai manifestanti.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il lungo striscione steso ieri in via Paoli dai manifestanti che hanno occupato parte della carreggiata. Nemici dichiarati del popolo dei forconi sono i politici e i sindacati, accusati di aver impoverito l’intero Paese (foto Fkd)

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