Sondaggio shock in Canton Ticino. Ecco i perché della “fuga” in Italia

Lugano via Nassa

Tornare ai contingenti di manodopera straniera e introdurre subito il salario minimo. Sono due delle proposte rilanciate ieri dall’associazione Ticino & Lavoro a margine della presentazione dei risultati di un sondaggio su occupazione e natalità compiuto online per tutto il mese di agosto.

Quasi 4mila le persone che hanno completato le 17 domande del questionario. Un campione non statistico ma sicuramente rappresentativo di un malessere costante nel Cantone di lingua italiana, in particolare tra i giovani.

È vero che in Svizzera è tempo di elezioni – si vota tra poco più di un mese per il rinnovo del Parlamento federale – ed è altrettanto vero che l’associazione Ticino &Lavoro, formalmente indipendente dalla politica, è presieduta da un consigliere comunale dei Popolari Democratici di Lugano, Giovanni Albertini. Tuttavia, le risposte giunte via Web al questionario fanno riflettere.

Il 57,4% degli intervistati sostiene di essere «sottopagato», il 44,6% dice di «non riuscire a vivere in modo dignitoso in Ticino con il proprio salario» e il 71% afferma di non riuscire , «con lo stipendio che percepisce, a risparmiare qualcosa a fine mese una volta pagate tutte le spese». A conferma poi di quanto emerso nei giorni scorsi in altre analoghe ricerche, il 63,4% di chi ha risposto alle domande online quasi due su tre – dice di aver «già preso in considerazione l’idea di andare a vivere in Italia». Più in dettaglio, «il 3,4% è andato a vivere in Italia mantenendo il lavoro in Svizzera, il 4% si sta organizzando per farlo mentre il 31,2% dichiara» che ci sta pensando. Frontalieri al contrario, per mantenere un tenore di vita migliore.

Di qui, le 10 proposte che Ticino & Lavoro lancia ai «politici cantonali», tra cui appunto la reintroduzione dei contingenti di manodopera straniera. Cosa che sancirebbe la fine della libera circolazione, argomento oggetto peraltro di un prossimo referendum promosso dall’Udc.

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