Cultura e spettacoli

Sono i giovani il futuro del tessile

Personaggi – Il Premio Strega Edoardo Nesi presenterà il 16 maggio in Confindustria a Como il suo recente romanzo “Le nostre vite senza ieri” edito da Bompiani
Nell’ottobre del 2004, pochi giorni dopo aver venduto la sua azienda tessile, Edoardo Nesi pubblica L’età dell’oro, il suo quinto romanzo. Sullo sfondo della fine del miracolo italiano, in questo libro si narrano le vicende di Ivo Barrocciai, industriale tessile fallito. Nel 2010, dopo l’ottimo Per sempre, l’autore pratese torna a parlare della sua città con Storie della mia gente, il libro che gli consente di vincere il prestigioso “Premio Strega”. Dal suo debutto, il bellissimo Fughe
da fermo del 1995, l’Italia, non solo quella della piccola impresa, è cambiata moltissimo.
Nesi, che ha vissuto sulla sua pelle la rivoluzione industriale di questi anni, ha saputo spesso prevedere con impressionante lucidità tutto quello che sarebbe successo. A riprova della sua lungimiranza e della sua impietosa analisi della realtà, è arrivato Le nostre vite senza ieri, il nuovo romanzo, edito da Bompiani, che il prossimo 16 maggio alle 20.30 lo stesso Edoardo Nesi presenterà nella sede di Confindustria a Como in via Raimondi 1 in occasione dell’incontro “Cosa lasceremo ai giovani. Quale avvenire per i nostri figli”, moderato da Marco Guggiari, vicedirettore del “Corriere di Como” (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria, telefono 031.23.41.11).
Un nuovo racconto, avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l’autobiografia e il trattato economico, attraverso il quale Nesi racconta, dal centro dell’uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori. «In troppi – afferma lo scrittore – non si sono accorti di quello che stava succedendo, ma tutto era abbastanza chiaro da tempo. I miei clienti andavano in Cina, contava solo il prezzo e non la qualità del tessuto. Era la fine di un’epoca».
Qualche settimana fa Agatha Ruiz de la Prada, nota stilista in visita a Como, diceva che non è possibile che un biglietto del metrò costi più di un vestito.
«Ma certo, viviamo sempre di più nel mondo dell’abbigliamento low cost. Che ha preso la nostra idea di qualità facendo capi che sembrano belli solo da lontano. Tutto è massificato e i grandi marchi stanno a galla solo grazie ai russi e ai nuovi mercati».
Non ci rimane che affidarci ai giovani.
«Sì, il nuovo libro è nato dopo che i miei figli sono venuti in processione a chiedermi cosa sarebbe successo se l’Italia fosse fallita. Erano preoccupati anche per la Grecia e non sapevo che rispondere. Così ho pensato che fosse necessario scrivere un libro che desse speranza, che provasse a raccontare come uscire dal caos. Dobbiamo pensare al futuro senza avere un rapporto incestuoso con il passato. Chi ci governa è vecchio, io stesso se oggi dovessi fare impresa non potrei che avere idee vecchie».
Nel nuovo libro cita Primo Levi: «Amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra».
«È vero. Oggi la gente teme di perdere il lavoro, è terrorizzata. Eppure la politica continua a non avere rispetto per il lavoro, non lo conosce e lo penalizza».
E la frase di Jim Morrison, che di fronte alla maestosità del deserto disse: «Tutto è in frantumi e danza», cosa evoca?
«Evoca il caos, il cambiamento, la gioia. L’idea che se di fronte al vuoto diamo ascolto ai giovani, diamo una mano ai giovani e una speranza a tutti».
Eppure, in alcuni ambienti imprenditoriali, si sente dire che i giovani di oggi non hanno voglia di fare nulla.
«Chi oggi ha 50 anni ha vissuto un mondo imprenditoriale diverso, un mondo in cui l’innovazione pagava e viveva sostenuta dall’onda del successo degli anni ’80. Oggi chi finanzia la giovane impresa?».
La storia di Prato è un po’ quella di Como, ma le due realtà tessili non si sono mai aiutate.
«Una rivalità che le ha solo danneggiate. Potevano raccontare al mondo le loro eccellenze, scambiarsi idee e progetti, unire le forze. Invece Como, Prato e Biella hanno preferito farsi la guerra. E l’età dell’oro è finita».

Maurizio Pratelli

9 maggio 2012

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