Cronaca

Sono oltre cinquecento i comaschi in Argentina

alt Numeri e curiosità

(l.o.) Gli argentini residenti a Como sono pochi, anzi pochissimi, alla fine del 2011 erano 9 maschi e 24 femmine, un numero sceso a 5 uomini e 19 donne quest’anno. Sono molti invece i comaschi che si sono trasferiti in Argentina, ben 541, intere comunità. Non mancano però comaschi con l’Argentina nel cuore, come Maria Grazia Lopez, che promuove corsi e conferenze sul tango e sull’Argentina nella sua galleria di via Vitani a Como, nel quartiere della Cortesella. Si dice «molto contenta» per l’arrivo di papa Francesco. «Sento l’Argentina molto vicina a me come Paese, pur essendo

italiana, dato che è un popolo che è fatto in larga parte da emigrati italiani. Il nuovo Papa mi ha ispirato subito simpatia, è una persona semplice e spontanea, cosa che non mi aveva suscitato Benedetto XVI. E mi fa piacere che in gioventù abbia amato il tango che è davvero nel Dna degli argentini. Il tango non è danza peccaminosa come lo dipinge qualche superficiale. Anzi, è una danza spirituale, è una luce che scende dall’alto, che illumina e ti avvolge in un abbraccio. Per questo l’Unesco l’ha dichiarato “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”».
Più critica la posizione dell’argentino Sergio Fabian Lavia, chitarrista menaggino di fama europea, e della sua partner nell’arte e nella vita Dilene Ferraz, brasiliana: «Speriamo che le voci di un coinvolgimento di Papa Bergoglio nell’affaire dei desaparecidos argentini non siano vere. Speriamo che la sua elezione non sia solo un fatto politico, perché il popolo del Sudamerica ha davvero bisogno di riforme serie».
A Rovellasca, la famiglia Peotta ha voluto dare il suo benvenuto al nuovo Papa con una bandiera issata sulla dimora agricola di proprietà. Un vessillo di quattro metri e mezzo per tre realizzata interamente a mano. L’idea è del figlio Claudio, ma è stata concretizzata grazie all’aiuto della sorella Monica e della mamma Antonia. «Ci è sembrato giusto che anche noi, nel nostro piccolo, facessimo qualcosa per accogliere il nuovo Papa – spiega Claudio Peotta – È un gesto fatto col cuore e con lo spirito che vuole rappresentare l’accoglienza da parte di tutta la comunità nei confronti del Santo Padre».

Nella foto:
La bandiera papale cucita a mano e issata mercoledì a Rovellasca (Dps)
15 marzo 2013

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