«Sono pronto a chiudere». Il sindaco deciderà a breve: delusione dopo il fine settimana da “tutto esaurito”

Emergenza coronavirus Como, polizia locale, controlli, pattuglie e posti di blocco in città

Un appello accorato a non rovinare il duro lavoro compiuto fino ad oggi per contrastare il virus e una forte presa di posizione contro quanti non hanno capito l’emergenza in corso. Su questi due temi si è espresso il sindaco Mario Landriscina che nella serata di ieri ha inviato una lettera aperta alla città. Partendo dalla fine del messaggio, un concetto è chiaro, dopo il fine settimana che ha visto migliaia di persone a spasso per la città e per il lago.
«Vedo i più svariati provvedimenti di sindaci arrabbiati e delusi che chiudono o riducono gli orari dei locali. Per tutelare la salute pubblica sono pronto a farlo anche io», scrive il sindaco. Quello che non è scritto nella lettera ma che è già in avanzata fase di valutazione – in base alle indiscrezioni – è che forse già nei prossimi giorni il primo cittadino potrebbe arrivare a firmare un’ordinanza specifica in materia (come la chiusura anticipata dei locali) qualora la situazione non dovesse cambiare. La premessa del suo discorso è chiara. «Per settimane siamo stati privati delle nostre libertà per contrastare la pandemia. Peraltro se si voleva verificare quanto questo bisogno di “contatto” personale e diretto potesse essere sostituito da relazioni “tecnologiche”, ebbene è stato chiaro che non possiamo certo fare a meno di incontrarci. È però altrettanto vero che ancora una volta sembra difficilissimo imparare dalle dure lezioni che la vita ci impartisce. Improvvisamente sembra che la fatica, il dolore, i morti, le nuove povertà e le difficoltà sociali di cui abbiamo sentito e parlato per mesi e che per alcuni tra di noi sono tutt’ora una drammatica realtà, non siano serviti a nulla. Già dimenticato tutto? A guardare l’ultimo fine settimana, complice il bel tempo, parrebbe proprio di sì». Uno sfogo amaro che punta diretto contro la cosiddetta movida. «Ognuno di noi migliora utilizzando anche le esperienze che vive e, a volte, che soffre. Mi chiedo perché questi presupposti non stiano adeguatamente funzionando. Troppi i rischi derivanti dagli assembramenti, la così detta “movida”», scrive Landriscina che dunque non esclude interventi restrittivi anche perché sottolinea con decisione l’impossibilità di piazzare pattuglie in ogni angolo della città. La conclusione del messaggio è chiara ed evidenzia la speranza «che si possa “aprire” il pensiero delle persone, con un’azione persino “porta a porta”, dove ognuno almeno può provare a far ragionare l’altro sui rischi. Solo così si può pensare di camminare verso una società matura e non perché si utilizza la paura», conclude il sindaco.
Assistenti civici
Sull’ipotesi di “arruolare” dei volontari con il compito di controllare il rispetto delle norme di sicurezza, in discussione in questi giorni a Roma, si è espresso il comandante della polizia locale di Como, Donatello Ghezzo, dimostrandosi scettico.
«I Comuni con i diversi corpi di polizia locale faticano a gestire e far rispettare le misure di sicurezza adottate per contrastare il Coronavirus – spiega il comandante – Sono sicuramente valide le motivazioni alla base dell’idea degli assistenti ma ritengo che per simili incarichi sia necessario poter contare su professionisti». Secondo il comandante della polizia locale, infatti, «la gestione di un compito così delicato» deve essere affidata «a chi ogni giorno svolge simili incarichi e quotidianamente si relaziona con le persone e che inoltre può contare su poteri che gli sono riconosciuti dalla legge».

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