Cronaca

Sospetta corruzione: arrestato sovrintendente di polizia

altAvrebbe venduto notizie riservate a un’agenzia di riscossione credito: 11 gli indagati
Era a Brindisi dalla moglie a passare i giorni del ponte del 25 Aprile e del 1° Maggio.
Gli uomini della guardia di finanza, all’alba, hanno suonato il campanello notificandogli una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Un sovrintendente della polizia di Stato in servizio alla Questura di Como, Cosimo Bersano, 53 anni, è stato portato in cella accusato dalla Procura di corruzione e divulgazione di segreti d’ufficio coperti dalla massima riservatezza. Dati sensibili di ogni tipo, che

finivano nelle mani di una agenzia di recupero del credito brianzola – gestita da un 41enne di Como, indagato a piede libero – dietro il pagamento di somme di denaro. Richieste che potevano arrivare a quattro o cinque al giorno, per un corrispettivo che poteva toccare i 50 euro a comunicazione di informazioni singole o plurime.
Nel fascicolo coordinato dal pubblico ministero Massimo Astori – lo stesso che sta indagando anche sulle vicende che hanno sconvolto la polizia stradale, anche se le due vicende non sono collegate – sarebbero però molti di più gli indagati, ovvero 11 in tutto, compresi i due già citati. Per tutti gli altri coinvolti nella vicenda, l’ipotesi di reato parla “solo” di divulgazione di segreti d’ufficio. Tra questi indagati, che avrebbero ricevuto informazioni gratuitamente, ci sarebbero anche due ex poliziotti, evidentemente amici del sovrintendente Bersano.
Curioso il modo in cui la Procura di Como sarebbe giunta a indagare sulla presunta corruzione. Una ragazza che lavorava – senza mai essere stata messa in regola -nell’agenzia di riscossione del credito, stanca pare di attendere la sua assunzione, si sarebbe presentata alla guardia di finanza di Lecco per raccontare la sua storia. Una scelta strana, quella di finire a Lecco, essendo lei della provincia di Como. E pare che questa sia stata motivata proprio dal fatto che sapeva che il suo datore di lavoro conosceva una persona in Questura. Dalle parole della ragazza, sarebbero poi emersi elementi ritenuti interessanti e per questo girati per competenza alla Procura lariana che avrebbe poi richiamato la stessa per approfondimenti. E da qui sarebbe poi partita una serie di indagini, intercettazioni telefoniche ma anche di raccolta testimonianze che avrebbero iniziato a delineare il quadro che ha poi portato alla richiesta di misura cautelare. La dipendente mancata dell’agenzia di riscossione del credito avrebbe anche fornito cinque mail agli inquirenti in cui all’ordine del giorno c’era proprio lo scambio di informazioni riservate e invece date all’agenzia per svolgere la propria attività. Le richieste, che potevano essere settimanali ma anche molto più fitte (fino a quattro o cinque al giorno), riguardavano i temi più svariati che l’agente era in grado di fornire consultando il Centro di elaborazione dati a disposizione delle forze di polizia ma anche lo Sdi, ovvero il Sistema d’informazione. Ma il 53enne aveva accesso anche alle banche di informazioni del Pra, della Motorizzazione, dell’Inps e anche dei Comuni (come quello di Roma che fu consultato). Accessi che lasciavano traccia – in quanto veniva utilizzata la password personale – e che avvenivano anche in ore notturne.
Le informazioni che l’accusa ipotizza siano state vendute (dal 2011 all’aprile 2014) erano le più varie, ovvero dati anagrafici, residenza, proprietà delle autovetture, presenze negli alberghi, precedenti di polizia e penali eccetera. In un caso pare che l’agente abbia fornito informazioni su un intervento di polizia effettuato da alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. Le “vittime” della divulgazione di notizie sarebbero decine e decine, di cui solo 16 al momento identificate. Al momento della consegna dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, al sovrintendente è stato anche notificato il provvedimento del prefetto che ha contestualmente sospeso l’agente dal servizio. Bersano ieri mattina è stato anche interrogato in cella a Brindisi per rogatoria: si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Secondo la tesi dell’accusa l’uomo avrebbe percepito fino a 50 euro a volta per comunicazioni di informazioni riservate
3 maggio 2014

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