Sostegno a scuola, progetti senza risorse

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

L’idea di sistematizzare gli obiettivi e la valutazione creando delle voci verificabile è ormai di parecchi anni fa, direi più di trenta. Non era sbagliata. A fronte di valutazioni a spanne  si introdussero voci specifiche alle quali dovevano corrispondere abilità osservate. Da qui l’uso della tassonomia, delle verifiche con risposte secche su voci precise, conteggio dei punti totalizzati con valori prefissati.

In altre parole si cercò di fare uscire dal terreno della simpatia/antipatia  e del parla bene/parla male  la valutazione,  dato che prima la capacità espressiva era di gran lunga il terreno dominante sul quale si valutavano i ragazzi, ma anche  quello più fortemente connotato dalla provenienza sociale e dallo status della famiglia.

Fu un bel passo in avanti. In quel modo si scoprì che molti alunni con capacità linguistiche limitate non solo  capivano  ma erano in grado di riconoscere in modo preciso la risposta o il concetto esatto.

La valutazione assunse una dimensione più scientifica ed oggettiva.

Al voto sommario si sostituirono obiettivi e rilevazioni metodiche che poi diventarono rendicontazioni, e poi documenti da presentare e alla fine si sono trasformate in adempimenti formali e burocratici  svuotati del loro significato  iniziale,  nonché una sorta di ripetitive litanie riprodotte in  più copie,  dalle quali molte  volte è persino impossibile farsi un quadro chiaro del ragazzo, il cui apice viene raggiunto dalle rendicontazioni per gli alunni con il sostegno.

Una serie di documenti  che dovrebbero essere la sintesi di un progetto sull’allievo si scontrano  con la dura realtà delle risorse messe a disposizione per  renderli davvero operativi,  si riducono a passaggi formali a volte incompiuti e costringono gli insegnanti a rincorrere per ore e ore i genitori prima e poi  i medici che hanno in carico i ragazzi, cercando di fissare un appuntamento che sarà probabilmente l’unico dell’intero anno,  per la prevista firma dei documenti.

E dopo tutta questa ossessione rendicontativa la scuola sarà costretta a prendere il primo insegnante disponibile,  quasi certamente senza  il titolo  necessario,  e probabilmente anche senza esperienza , perché non si trovano insegnanti specializzati sul sostegno ma a volte nemmeno quelli senza specializzazione;  quindi  proprio su un terreno  così delicato sembrano confluire tutte le contraddizioni  del nostro sistema scolastico.

Se, come dice il ministro dell’Istruzione, non serve una riforma della scuola, certamente serve però una ridefinizione radicale di alcuni parti di essa.

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