Sostenibilità ambientale, etica e sociale. È questa la sfida futura del tessile
Economia

Sostenibilità ambientale, etica e sociale. È questa la sfida futura del tessile

Il settore tessile guarda al futuro Il settore tessile guarda al futuro

Dal baco da seta agli scarichi dei prodotti industriali derivanti dalla lavorazione della materia prima. In ogni passaggio della filiera del tessile la parola d’ordine deve essere la “sostenibilità”. Un concetto che oggi in particolare unisce i settori industriali della moda e del fashion. Dal 2015, con il nuovo Sistema di certificazione, il Seri.co ha ampliato i propri obiettivi evolvendo da puro marchio di qualità (Seri.co nasce nel 2001) di prodotto italiano a vero e proprio sistema di gestione e garanzia dei processi produttivi di un’intera filiera che rispondono alle nuove esigenze di sostenibilità, innanzitutto ambientale, ma anche etica e sociale. Dal 2015 ad oggi forte è stato l’impulso dato al marchio Seri.co per sostenere le aziende – attualmente sono 49 le imprese certificate e tra queste anche 4 fornitori di prodotti chimici – nei propri percorsi di sostenibilità, con formazione, assistenza e strumenti per comprendere meglio le richieste del mercato e attuare i processi idonei a garantire il prodotto tessile finale ma anche a gestire e minimizzare il rischio per preservare l’ambiente in termini di emissioni di sostanze pericolose. Oggi nella sede di Unindustria si è svolto un convegno sul tema. Diversi e di prestigio i relatori. «La sostenibilità ambientale va perseguita con un maggio controllo da applicare alle varie fasi lavorative dei produttori di coloranti, ad esempio, e verificando in maniera continua i prodotti in fase di uscita verso il mercato», spiega Roberto Cozzi, presidente commissione marchio Seri.co. «Si tratta di un processo che da anni stiamo governando in collaborazione con le case produttrici di coloranti e con gli importatori di tessuto – interviene Giorgio Penati, presidente del Centro tessile Serico – la vera sfida che stiamo affrontando è quella di ragionare sul futuro dei nostri figli, dobbiamo pensare al domani. Abbaimo già ottenuto ottimi risultati ma dobbiamo proseguire. Per gli anni che ci aspettano le sfide sono diverse. Innanzitutto non si dovrà più ragionare sulla singola azienda ma sul distretto».

9 maggio 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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