Sottratta la targa dei partigiani a Mezzegra

Sul luogo della fucilazione del Duce
Era stata scoperta sabato scorso, poco distante dall’ingresso di Villa Belmonte
Inaugurata sabato scorso, è già stata rubata la targa posata a Giulino di Mezzegra dall’Associazione nazionale Partigiani. La targa commemorativa era stata posizionata a pochi metri da Villa Belmonte, dove il 28 aprile del 1945 vennero uccisi Benito Mussolini e Claretta Petacci. Nella notte tra martedì e mercoledì, il cartello è stato sottratto da una o più mani al momento ancora ignote. Come detto, la targa era stata scoperta sabato scorso, con una semplice cerimonia organizzata
dall’Anpi. Sull’effige, voluta dai partigiani e ora rubata, era stata incisa la frase “Qui alle 16.10 del 28 aprile 1945 fu eseguita la condanna a morte di Benito Mussolini, decretata dal Clnai. La Resistenza italiana pose così fine alla dittatura fascista”. L’insegna aveva sostituito la vecchia lapide che riportava semplicemente la dicitura “Fatto storico del 28 aprile 1945”.
Il Comune di Mezzegra ha dato il via libera all’Anpi per la posa della nuova targa. Inevitabilmente il testo aveva sollevato polemiche. La cerimonia inaugurale era stata comunque tranquilla e senza contestazioni. La targa però non è rimasta affissa neppure quattro giorni.
La sparizione della placca è stata denunciata ieri mattina ai carabinieri della compagnia di Menaggio. Sembra che il furto sia avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. Nella zona in cui era stata affissa la targa non sono stati fatti altri danneggiamenti. L’indagine è al momento contro ignoti.
«Sembra proprio che la faziosità e la stupidità non abbiano limite – commenta il presidente dell’Anpi di Como Guglielmo Invernizzi – La targa era stata posta vicino a Villa Belmonte di Mezzegra dall’Anpi provinciale di Como per segnalare che, con la fucilazione di Benito Mussolini, era terminata una dittatura insensata e crudele per il popolo italiano ad opera della Resistenza. Se qualcuno non tollera la verità e non rispetta la libertà di opinione, sappia che l’Anpi non rinuncerà mai a far valere il suo diritto di espressione, sostenuta dalla maggioranza dei cittadini».

Anna Campaniello

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