Spacciavano lo shaboo a Como: patteggiano pene fino a 5 anni

Como Tribunale Palazzo di giustizia

Viene chiamata la “droga dei filippini”, perché una volta (oggi però non è più così) era diffusa soprattutto nelle comunità di immigrati dal Sudest dell’Asia. E viene anche chiamata la “droga dei kamikaze”, perché si dice fosse somministrata prima delle azioni suicide dei piloti giapponesi nella Seconda guerra mondiale. Stiamo parlando dello shaboo, droga sintetica capace di esaltare umore e potenza fisica, ma anche portatrice di gravissimi effetti collaterali al sistema nervoso. Nei mesi scorsi, in provincia di Como, erano stati eseguiti più interventi, uno anche in flagranza di reato in via Cecilio (con i carabinieri del Nucleo Operativo).
Ieri, due filippini che erano stati colpiti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella, hanno chiuso la loro pendenza con la giustizia patteggiando la pena.
Il primo, 54 anni, ha raggiunto un accordo per 5 anni di carcere mentre il secondo, che tra l’altro era stato fermato proprio nel giorno dell’intervento in via Cecilio, ha patteggiato quattro anni e sei mesi ed è agli arresti domiciliari. Accordi che sono stati ratificati dal giudice dell’udienza preliminare Francesco Angiolini.
I due indagati erano assistiti da Annalisa Abate e da Alessandro Grassotti.
L’accusa era ovviamente quella di spaccio di sostanze stupefacenti. Non di una droga comune, come detto, bensì dello shaboo, sostanza pericolosissima ritenuta essere dieci volte più potente della cocaina e in grado anche, con l’uso prolungato, di deturpare il volto dei suoi assuntori trasformandoli in una sorta di zombie.

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