Spacciavano sulla A9 nelle piazzole di sosta: in 13 dal giudice

palazzo di giustizia como

L’attività illecita era in corso proprio nei giorni della “rapina del secolo” a Turate

Spacciavano lungo l’autostrada A9, da Como a Milano. Il fulcro della loro attività era la piazzola di sosta in direzione Sud, all’altezza di Turate. C’era di tutto, nelle loro disponibilità: hashish, cocaina, eroina.

Non prestarono attenzione, però, a un piccolo ma decisivo particolare.
Era il 2013, e quell’area era particolarmente controllata e passata al setaccio da parte della polizia di Como e della squadra Mobile in quanto teatro, nel mese di aprile, dell’ormai celebre maxi-rapina ai portavalori compiuta da una banda di molti uomini armati di kalashnikov. Quella che è poi stata definita la rapina del secolo in cui scomparvero lingotti d’oro e valori per 10 milioni di euro. A pochi passi dalla piazzola dello spaccio, ad esempio, erano stati repertati dagli inquirenti i bossoli di kalashnikov e i mozziconi delle sigarette fumate dai componenti del commando di matrice pugliese. Tre nordafricani, proprio in quei giorni “caldi”, finirono così con l’essere “pizzicati” nell’attività di spaccio. Indagini che si sono poi allargate fino a coinvolgere 13 persone, tra cui tre marocchini, un tunisino, un ucraino e i restanti italiani residenti a Cagno, Cantù, in Alta Valle Intelvi, a Claino con Osteno, a Colico, a Portosalvo di Vibo Valentia, a Carimate e a Castellamare del Golfo. Tutti accusati, per fatti che risalgono al 2012 e al 2013, di aver ceduto stupefacenti ai clienti – con ruoli distinti e diverse azioni che il pm ritiene «comunque convergenti nello stesso disegno criminoso» – lungo l’autostrada A9.

Ora, per quella vicenda ormai datata e che risale a sei anni fa, la Procura di Como (pm Simone Pizzotti) ha chiesto al giudice il rinvio a giudizio per tutti e 13 gli indagati. L’udienza è stata fissata dal gup Massimo Mercaldo per il 24 ottobre. L’attività di spaccio era – secondo l’accusa – alla luce del sole. Le auto (diversi i clienti sentiti) si fermavano lungo l’autostrada, nella piazzola indicata, e all’esterno della recinzione trovavano lo spacciatore pronto a consegnare quanto richiesto. Nel gruppo era anche compreso chi, in caso di bisogno, accompagnava, come una sorta di guida turistica della droga, gli assuntori nel luogo dell’attività.

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