Spaccio nei boschi tra Monguzzo, Merone e Lurago d’Erba: 25 mila i contatti registrati dai carabinieri

Carabinieri

Gli ordini di ogni tipo di stupefacente, dalla marijuana all’hashish, dall’eroina alla cocaina, arrivavano su una utenza cellulare intestata a prestanome. Un numero di telefono che nel periodo in esame, dal 1 giugno al 29 ottobre 2020, avrebbe fatto registrare 25mila contatti.
Una cifra spaventosa.
Su quella utenza, tuttavia, stavano da tempo indagando i carabinieri della stazione di Lurago d’Erba che, coordinati dalla Procura di Como (pm Alessandra Bellù) hanno chiuso nelle scorse ore una indagine su un giro di spaccio nelle aree boschive tra Monguzzo, Merone e Lurago d’Erba. Sono quattro gli arrestati, colpiti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita nella serata di giovedì. In cella sono finiti tre marocchini (di 39, 32 e 40 anni, residenti rispettivamente a Legnano, il primo, e Corsico, gli altri due) e un italiano di 35 anni residente a Erba.
L’attività di indagine ha attraversato un periodo ampio, dal 2019 fino al dicembre del 2020.
La banda avrebbe gestito tre differenti piazze di spaccio: la prima nella zona boschiva di Merone, vicino alla discarica, le seconda a Lurago d’Erba nei pressi del passaggio a livello, l’ultima a Monguzzo, in località “Madonnina”. E proprio dagli appostamenti – e dalle foto scattate con apparecchiature di alta definizione – i carabinieri sono riusciti a riprendere gli acquirenti (poi sentiti in fase di indagine) che si avvicinavano ai punti indicati per poi scambiare qualcosa con soggetti usciti dal bosco. Le foto hanno permesso di ricostruire quanto avveniva e di dare un nome e un cognome agli spacciatori.
Tra questi, anche un italiano, già noto ai carabinieri.
E, soprattutto, tutti gli acquirenti sentiti dai militari avrebbero fatto riferimento a un numero di telefono, quello che in poche settimane avrebbe fatto registrare 25mila contatti.
Un altro appostamento, avvenuto nei pressi della discarica di Merone, in cui sarebbero state utilizzate anche le telecamere comunali, avrebbe permesso di individuare tra ottobre e novembre la sosta di almeno 75 autovetture, i cui conducenti scendevano pochi minuti per poi entrare nel bosco e uscire immediatamente allontanandosi. Altri assuntori – tutti segnalati al Prefetto di Como – hanno invece fatto riferimento ad acquisti di stupefacenti nei pressi di una cappella votiva a Monguzzo, raffigurante l’immagine di una Madonna. Poco oltre c’era una sbarra che, oltrepassata, permetteva di accedere a un sentiero che conduceva al punto dello spaccio.
Nell’ambito di questa indagine per spaccio di droga, era finito anche un fatto di sangue che aveva riguardato sempre il territorio comunale di Monguzzo il 18 dicembre del 2020. A lanciare l’allarme – quanto non era ancora l’alba – era stato un italiano che, a suo dire, stava portando a passeggio un cane nel bosco. L’inchiesta ha poi permesso di scoprire che quell’italiano era il 35enne di Erba arrestato in queste ore. Per terra, nel bosco di Monguzzo, proprio nei pressi della cappella votiva, era stato trovato un uomo privo di sensi, ferito a una gamba. Soggetto poi identificato in uno dei marocchini finiti in cella. L’uomo, che era senza documenti, era stato trasportato in codice giallo all’ospedale “Manzoni” di Lecco. L’inchiesta ha permesso di appurare che il soggetto, 40 anni di Corsico, era stato prima picchiato e poi colpito alle gambe con alcuni colpi di arma da fuoco.
Sul posto, a Monguzzo, arrivarono anche i carabinieri della stazione di Lurago d’Erba che già stavano indagando sulla vicenda.
L’ipotesi investigativa è che possa essersi trattato di un regolamento di conti – o di un avvertimento – proprio nell’ambito della gestione delle piazzole per lo spaccio di droga. Degli aggressori, tuttavia, non c’è ancora alcuna notizia. Il ritrovamento dell’uomo ferito era avvenuto intorno alle 4.30 della mattina, nei pressi di via Cava Marna.

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