SPAGHETTI E P38 IN SALSA TICINESE

di MARIO GUIDOTTI

L’ondata anti-italiana oltreconfine
Ci risiamo con il pregiudizio anti-italiano. Ricordate la copertina del luglio 1977 del “Der Spiegel”? Un grande piatto di spaghetti conditi da una pistola, una P38.
Il titolo era: “Italia paese delle vacanze”. Sottotitolo: “Sequestro, scippi, estorsione”. Era il tempo in cui la nostra nazione era identificata con la mafia, con la criminalità organizzata.
Era lo stereotipo di un antesignano preconcetto globalizzato nei nostri confronti. Tanti anni sono passati, abbiamo conquistato

il mondo con i nostri manufatti, con la nostra ingegneria e con le nostre frontiere scientifiche. Ma quell’icona non è mai scesa nella tomba. Ne risentiamo particolarmente e ormai quasi quotidianamente qui a Como, dove ci confrontiamo con i vicini svizzeri, pronti ad alzare le palizzate, non sempre soltanto ideologiche come si è visto dalle recenti cronache, nei confronti di noi italiani.
È sufficiente una rapina nel Canton Ticino per opera di un nostro connazionale che si leva forte il grido anti-italiano.
Vero è che questo atteggiamento è sospinto soltanto da una precisa parte politica dei nostri vicini ed è pure vero che dalle parti ticinesi si stanno preparando a una accesa battaglia elettorale, e sappiamo quanta presa abbiano sull’elettorato le spregiudicate farneticazioni xenofobe. Quindi anche noi non generalizziamo nel giudizio che possiamo esprimere sull’aria che si respira oltrefrontiera, ma è pur vero che fa più rumore un malvivente italiano rispetto ad alcune migliaia di nostri connazionali che quotidianamente portano lavoro e arricchiscono con le proprie idee e opere quei territori. Ma probabilmente ai giorni nostri il problema dell’intolleranza verso lo straniero ha basi più economiche che ideologiche.
Ne abbiamo già parlato a proposito della polemica sui frontalieri, visti come topi che rubano il formaggio, ricchezza e forte metafora della Svizzera. E poi, guardiamoci bene anche in casa nostra: siamo esenti da analogo sentimento verso altri?
La verità è che c’è sempre qualcuno più xenofobo di noi, e c’è sempre qualcuno che viene da fuori. C’è poi un altro argomento molto attuale che non tarderà a palesarsi e forse è già motivo di turbamento oltrefrontiera.
A giorni, a settimane, è attesa un’ondata migratoria di uomini e donne in fuga dalla guerra civile e altri che approfitteranno dell’indebolimento delle frontiere del Maghreb per saltare in Europa, via Italia, sua eterna pancia molle. Potrà la vicina Confederazione Elvetica rimanere immune da questa massa critica che inevitabilmente spingerà alla sue frontiere? Ma soprattutto, potranno i nostri vicini rimanere immuni ai venti della globalizzazione e alle tempeste che si stanno abbattendo sul pianeta alzando muri, steccati e lanciando strali gravidi di pregiudizi anti-italiani ed anti-stranieri? E poi, siamo sicuri che la vera criminalità ai nostri giorni sia quella del rapinatore? Non sarà che nelle transazioni bancarie, lecite e illecite, negli spostamenti di enormi somme di denaro da e per i paradisi fiscali, si annidino reati ben più gravi e mali molto più pericolosi? Alla P38 sugli spaghetti potremmo contrapporre l’immagine degli gnomi di Zurigo.
Insomma, quando l’umanità uscirà dalla diffidenza per l’altro e vedrà nel vicino un’opportunità, una ricchezza e non un antagonista e un approfittatore?

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