Spallino: «Oltre al Museo della Seta anche l’Insubria nell’ex Santarella»

 

altLa città da cambiare
L’assessore: impossibile destinare l’intero edificio a un unico fine

Santarella futura sede del Museo della Seta di Como? «Impossibile». La sentenza inappellabile arriva dall’assessore all’Urbanistica del Comune di Como, Lorenzo Spallino. O meglio: destinare l’intero edificio «a quest’unico fine mi sembra francamente una strada impercorribile. Si potrebbe invece ipotizzare la creazione, negli spazi occupati dalla centrale termica dell’ex tintostamperia Ticosa, di un centro polifunzionale. E lì, allora, destinare parte dell’immobile al Museo della Seta avrebbe

senso».
Ma come occupare la struttura?
«Da tempo stiamo discutendo con l’Università dell’Insubria che necessita di maggiori spazi. Ad esempio, per realizzare un’aula magna in grado di ospitare centinaia di persone».
Il binomio “istruzione e tradizione serica lariana” sarebbe dunque un’ottima combinazione per far rivivere l’ex centrale termica Santarella. Anche se, il vero problema, non è tanto come occupare questo edificio ma trovare i soldi. «Ovviamente – dice l’assessore Spallino – mancano le risorse. La vera sfida è trovare i fondi».
La discussione sul futuro della Santarella è tornato d’attualità dopo le dichiarazioni di Luciano Guggiari, il presidente vicario del Museo della Seta di via Castelnuovo, che ha presentato ben due progetti – curati da due neolaureati del Politecnico di Milano e seguiti dall’architetto e docente lariano Darko Pandakovic – che ipotizzano di trasportare il museo di via Castelnuovo proprio nella Santarella. «Ribadisco: la priorità rimane quella di trovare le risorse. Nella prima versione del piano di recupero dell’area presentato in passato da Multi, la volumetria a disposizione era molto più ampia rispetto all’ultimo progetto di cui si è parlato recentemente. E quindi sarebbero stati anche più elevati gli oneri di urbanizzazione che avremmo potuto eventualmente destinare ai progetti più svariati. Ora però tutto è in discussione», spiega Spallino.
Ecco, allora, che riemerge il ruolo strategico dell’Università dell’Insubria. Va anche ricordato, a questo proposito, come nell’accordo di programma del 1998 con cui fu istituita l’Insubria, proprio la Santarella venne destinato dal Comune all’ateneo, con l’obiettivo di adibire la struttura ad aula magna.
«Ormai Como, oltre a essere una città turistica, è sempre di più un centro universitario. Entro breve, gli studenti supereranno quota 2mila. E l’idea di prevedere ulteriori servizi, come appunto un’aula magna in Santarella, servirebbe per creare un polo universitario sempre più compatto», dice l’assessore Lorenzo Spallino.
Va infatti detto come, oggi, un’aula magna capiente sia presente solo all’interno del Setificio «non facilmente raggiungibile per gli studenti di Sant’Abbondio», aggiunge Lorenzo Spallino. «Questo potrebbe dunque rappresentare un progetto sicuramente più idoneo rispetto a quello di destinare l’immobile interamente al Museo della Seta. Nel ristrutturare la Santarella, sempre nel rispetto del vincolo architettonico al quale è sottoposto, si potrebbe riservare l’area al pianterreno all’Insubria e il piano rialzato al Museo della Seta. Sono ipotesi da valutare», aggiunge sempre Spallino. Rispondendo così anche alle richieste del presidente vicario, Luciano Guggiari, che ha sottolineato come siano circa 7mila all’anno i visitatori paganti del museo. Di questi, tra il 20 e il 30 per cento è composto da stranieri.
«Insomma, non si può pensare di sottrarre così tanto spazio alla città per destinarlo esclusivamente alla seta», conclude l’assessore Spallino.
E anche dall’Insubria arrivano i primi commenti. «In effetti, esiste una simile idea – interviene Giuseppe Colangelo, prorettore dell’Università dell’Insubria – anche in virtù dell’accordo di programma del 1998 che la destinava a noi. E ribadiamo come un’ipotesi di questo tipo potrebbe essere molto interessante per l’università».
Quindi si sta già potenzialmente formando un asse strategico per il futuro della Santarella, a prescindere dal tema fondamentale: le risorse. «L’ateneo si sta ingrandendo sempre di più. Basti dire come, ad esempio, il corso di Mediazione linguistica porti a Como circa 220 matricole nuove ogni anno – prosegua Giuseppe Colangelo – Di conseguenza ci stiamo guardando intorno per valutare come espanderci in tema di spazi».

Nella foto:
Sopra, l’ex centrale termica della tintostamperia Ticosa, disegnata dall’ingegnere Luigi Santarella. A destra, il chiostro dell’Università dell’Insubria a Sant’Abbondio (Mv)

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