L’assessore Lorenzo Spallino: «Sbagliato dire no a Daniel Libeskind»

altL’assessore-avvocato attacca duramente i firmatari della lettera contro l’archistar
«Gli interventi architettonici per cui questa città va famosa sono stati contrassegnati dalla feroce opposizione di alcuni alle scelte del progettista».
La storia si ripete. Sempre. Lo diceva il filosofo napoletano Giambattista Vico, ricordato dai posteri per i suoi «corsi e ricorsi». E lo diceva anche Marx, il quale però aggiungeva una postilla anch’essa diventata celebre: quando si ripete, la storia si trasforma da tragedia in farsa.
Leggi non immutabili, certo. Ma, talvolta, vere.

Come dimostra la querelle tutta lariana sul monumento alla luce di Daniel Libeskind. Contro il progetto dell’archistar di origini polacche, si sono scagliati alcuni professionisti e intellettuali cittadini. Impauriti dalla possibilità che il monumento, da installare sulla diga foranea, possa alla fine turbare irrimediabilmente il paesaggio.
Polemica rilanciata dalla stampa e adesso diventata oggetto di una disputa politica. Dal momento in cui l’assessore all’Urbanistica di Como, Lorenzo Spallino, ha deciso di difendere Libeskind e di bacchettare abbastanza pesantemente gli scettici.
Spallino è intervenuto con un lungo post affidato alla sua newsletter.
«Posso iniziare dai fatti? – si chiede l’assessore, che propone una breve ricostruzione di come si sia giunti al progetto – Uno dei più famosi architetti mondiali propone di donare alla città di Como il progetto di un monumento dedicato ad Alessandro Volta e un gruppo di realtà legate al territorio si assume i costi di tale realizzazione, comprensivi del consolidamento del tratto finale della diga. La stampa dà notizia, fin da gennaio di quest’anno, della suggestiva collocazione dell’intervento, ossia il tratto finale della diga foranea. Il Comune di Como accetta la donazione, e il compito di gestire i non semplicissimi passaggi, connessi al percorso di sponsorizzazione tecnica, è affidato alla struttura diretta dall’architetto Giuseppe Cosenza».
Sin qui la cronaca di un evento fuori dagli schemi. Evento che però conosce un’appendice polemica. «Alla notizia della indizione della conferenza dei servizi – scrive Spallino – ecco la presa di posizione, che boccia senza appello l’ipotesi della collocazione “per l’evidente incongruenza ambientale” e l’interferenza “nella libera visione dell’insieme del paesaggio lacuale da piazza Cavour”». Quindi l’affondo. «Ho troppa stima e affetto per molte delle firme in calce alla lettera in questione per ricordare che proprio interventi architettonici per cui questa città va famosa sono stati contrassegnati dalla feroce opposizione di alcuni alle scelte del progettista. Non posso però tacere del fatto che dire “fatelo, ma non lì” fa torto all’intelligenza delle firme in questione, i quali sanno benissimo che proprio il luogo ha una parte importante, se non fondamentale, nella scelta della sua collocazione».
La conclusione di Spallino è dedicata a rintuzzare in anticipo un’obiezione non ancora sollevata ma, forse, attesa.
«C’è un elemento di autocelebrazione nel monumento? C’è, come in tutto ciò che è architettura e discussione attorno a questa. È stato evidenziato per la stessa Fontana di Camerlata, di cui giustamente si sottolinea lo stato non consono all’importanza che oggi le viene riconosciuta e all’affetto che le portiamo. Come comaschi possiamo scegliere di essere ricordati negli anni a venire per due motivi: per aver accolto in una posizione così spettacolare un’opera donata da Daniel Libeskind o per averla rifiutata. Personalmente preferirei la prima ipotesi».

Da. C.

Nella foto:
La diga foranea è uno degli elementi architettonici più suggestivi del primo bacino del lago di Como (foto Fkd)

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