Spalloni e dirigenti di banca: chieste 42 condanne

alt Nel maxi-processo coinvolti italiani e svizzeri
In totale oltre 90 anni di pena. Il pm: «Tutti sapevano della provenienza illecita del denaro»

Quarantadue richieste di condanna da un minimo di un anno e dieci mesi ad un massimo di cinque anni, il tutto per un totale di oltre 91 anni di pena e oltre 100mila euro di multe; tre posizioni i cui reati contestati erano ormai prescritti e quattro assoluzioni. Sono queste le conclusioni del pubblico ministero Mariano Fadda al termine del processo che ha portato davanti al giudice ben 49 imputati, compresi spalloni e importanti funzionari di banca italiani e svizzeri.
Le richieste sono giunte

ieri mattina, al termine di due ore di requisitoria, a conclusione di un maxi-fascicolo gestito dalla Procura di Como per reati come l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro proveniente da evasione fiscale o contrabbando di oro e diamanti.
Per un ammontare, secondo la tesi accusatoria, di decine di milioni di euro passati da una parte all’altra del confine per finire in compiacenti banche svizzere.
Pesanti le parole utilizzate dal pm, prima appunto di chiedere le 42 condanne. «Tutte queste persone coinvolte nell’inchiesta sapevano cosa portavano – ha detto il magistrato – Altrimenti non avrebbero indossato panciere per nascondere i soldi e al telefono non avrebbero parlato di “220 paginette” riferendosi ai soldi. Anche le banche sapevano della provenienza illecita del denaro e si sono assunte il rischio. Del resto ricevevano i soldi in buste del supermercato e non tramite normali versamenti».
«Tutti questi episodi sono stati la spia di un programma dedito al crimine che coinvolgeva un insieme di persone organizzate tra loro e ognuno con un ruolo diverso – ha proseguito il pm Fadda – E c’erano anche sportelli fantasma di banche private, anzi, quasi personali, che apparivano e scomparivano come Harry Potter. I veri protagonisti di questa storia erano i corrieri, a disposizione completa dei committenti italiani e dei fornitori di servizi in arrivo dall’altra parte del confine, le banche».
Insomma, ha concluso il pubblico ministero, nel periodo compreso tra il 2004 e il 2005, in cui sono racchiusi gli episodi contestati, a cavallo tra Italia e Svizzera agiva una «vera e propria impresa con tanto di amministratori, consiglieri e manovalanza» con il solo scopo di portare soldi nelle banche elvetiche. Al termine della requisitoria, il pm ha poi iniziato la lettura del lungo elenco di condanne (ben 42, la più pesante a 5 anni più 7mila euro di multa per il manager di banca Arner, Nicola Bravetti, 60 anni) mentre le assoluzioni richieste sono state quattro.
Tre posizioni, infine, non erano perseguibili, vista la sopravvenuta prescrizione dei reati che erano stati contestati.
Ora la parola passa alle difese che avranno a disposizione tre udienze per tentare di convincere i giudici. La sentenza non dovrebbe arrivare prima del 2014.

M.Pv.

Nella foto:
Secondo la tesi dell’accusa, da una parte all’altra del confine sarebbero transitate decine di milioni di euro

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