Spari a Monte Olimpino, niente carcere. Il patteggiamento del padre che voleva vedere la figlia

tribunale como palazzo di giustizia

I tre colpi partiti accidentalmente dalla pistola calibro 38 con la quale minacciava di spararsi se non gli avessero fatto vedere la figlia di 9 anni non porteranno in carcere l’uomo che, il 17 agosto scorso, si è barricato davanti al cancello di una cooperativa a Monte Olimpino, armato e pronto a un gesto estremo per portare la sua bambina fuori dal centro.
Ieri mattina, in Tribunale a Como, l’uomo ha patteggiato 8 mesi e 1.200 euro di multa con la sospensione della pena. Il giudice gli ha riconosciuto le attenuanti generiche, ma ha anche sottolineato nel motivare la decisione il “particolare contesto in cui è avvenuta la vicenda”. Quella sera, a Monte Olimpino, la professionalità e prontezza del commissario Antonino d’Angelo hanno evitato un epilogo tragico. Il poliziotto si è gettato addosso all’uomo e gli ha impedito di spararsi. Nella concitazione sono partiti tre colpi, uno dei quali ha ferito di striscio un carabiniere intervenuto in supporto ai colleghi, fortunatamente senza gravi conseguenze per il militare dell’Arma.
«Il procedimento penale si è chiuso con una soluzione condivisa, visto che parliamo di un episodio nato in un clima di esasperazione, fragilità e debolezza emotiva di un padre che vuole solo il bene della figlia – dice l’avvocato Giordano Freti, che con la collega Sonia Terraneo assiste l’uomo – Il caso si è chiuso con una piccola macchiolina in una vita esemplare».
«L’episodio a livello processuale è stato ridimensionato e non avrà alcun riflesso sulla vicenda civile», aggiunge il legale.
Chiusa la vicenda giudiziaria, per l’uomo continua la “battaglia” legata al futuro della figlia.
«A me interessa solo che mia figlia esca dalla comunità in cui è ormai da 870 giorni perché non doveva essere tolta alla famiglia», dice l’uomo.
Il patteggiamento, per lui non è la fine di nulla. «Voglio solo il bene di mia figlia» non si stanca di ripetere. Poche ore prima del suo gesto eclatante, quel sabato, gli erano state negate le 6 ore di visita alla bambina. Da allora, non ha ancora potuto incontrarla.

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