Spata: «La sanità comasca è degna delle Olimpiadi»

Il presidente dell’Ordine dei medici: «Le cure sono eccellenti»
«Una parte della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Londra è stata dedicata alla celebrazione del servizio sanitario inglese. I numeri ci dicono che anche in Italia dovremmo organizzare una simile cerimonia per la nostra sanità». Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Como, offre una lettura positiva dei numeri contenuti nel dossier pubblicato da “Focus”. La rivista ha diffuso i dati ufficiali relativi alla qualità delle cure per alcune patologie. E gli ospedali lariani conquistano la promozione sul campo. Almeno per la maggior parte degli indicatori monitorati.
«Le classifiche non mi sono mai piaciute – chiarisce Spata – Tuttavia è evidente che la sanità lombarda presenta un quadro eccellente. Lo stesso accade per Como. Per alcune prestazioni, anzi, gli ospedali della nostra provincia evidenziano parametri migliori rispetto alla media italiana».
Il dossier di “Focus” non si è limitato a registrare i numeri degli interventi e delle prestazioni erogate. Ha estrapolato dalle cifre anche alcuni precisi indicatori di qualità, tra cui, per esempio, la percentuale di pazienti costretti a un nuovo ricovero per la stessa patologia già trattata o il rischio di mortalità a un mese dal ricovero o dall’intervento chirurgico subìto.
Una questione di grande attualità sono i parti cesarei. Stando alle rilevazioni del 2011, all’ospedale Sant’Anna il ricorso al bisturi è stato pari al 23% dei casi. Il valore scende al 21,6% per quanto riguarda il Valduce. Dati inferiori alla media nazionale, ferma nel 2010 al 28%. «Siamo da bollino verde – commenta Spata – Il cesareo è un intervento chirurgico: è più rischioso e costoso del parto naturale. Purtroppo, al Sud si ricorre con troppa facilità a questa prestazione». In una struttura privata di Napoli, così dicono i numeri, è stato raggiunto nel 2011 il picco assoluto: 86% di parti cesarei.
La sanità comasca, però, si aggiudica anche due bollini rossi, ovvero due parametri che risultano peggiori della media nazionale. Il primo riguarda lo scompenso cardiaco all’ospedale Valduce: qui, infatti, il rischio di mortalità a 30 giorni dal ricovero sale al 12,7%, contro la media nazionale dell’8,79%.
Altro caso limite è l’asportazione della cistifellea eseguita in laparoscopia, dunque con una tecnica meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale. Al Sant’Anna, su 138 pazienti soltanto il 63,94% è stato sottoposto a un intervento laparoscopico, contro il 97% della media nazionale.
«Le cifre e le percentuali, anche in questo caso, devono essere analizzate nel dettaglio – aggiunge il presidente dei medici lariani – I numeri sono una misura oggettiva e il loro scopo è anche farci riflettere. Di certo alcune prestazioni possono essere migliorate. Detto questo, però, occorre leggere i dati anche alla luce di altre osservazioni. Ipotizzo una lettura personale: il Sant’Anna può essersi trovato nelle condizioni di assistere pazienti che presentavano patologie in fase acuta. Così anche il Valduce».
Gli ospedali della provincia di Como sono stati esclusi dal monitoraggio di alcune prestazioni perché non dispongono di reparti specializzati nel trattamento di simili casi (è il caso, per esempio, della cardiochirurgia) o perché il numero di interventi effettuati in questi campi è inferiore alla soglia minima richiesta. Nessun dato, dunque, sulla cardiochirurgia, ma anche sulla chirurgia vascolare e sull’asportazione di tumori polmonari.
«Nell’ambito della cardiochirurgia – precisa Spata – parliamo di interventi molto complessi, come il bypass aorto-coronarico e la sostituzione di una valvola del cuore. I pazienti affetti da alcune specifiche patologie sono dirottati su altri ospedali della zona, fuori dalla nostra provincia. Esistono strutture appositamente attrezzate. D’altra parte – prosegue il presidente dei medici – non avrebbe senso istituire trenta centri cardiologici, a breve distanza l’uno dall’altro: alcuni di questi assisterebbero un numero irrisorio di pazienti. Non dimentichiamo la necessità di razionalizzare il servizio».
Di certo, i tagli delle risorse disponibili, imposti dalle misuri anticrisi varate dal governo, potrebbero costituire un ostacolo sul cammino che conduce all’eccellenza. «Al di là dei problemi dei costi e della riduzione dei contributi per la sanità – conclude Gianluigi Spata – il settore non va male. Vorrei che i nostri meriti fossero riconosciuti, proprio come è accaduto all’inaugurazione delle Olimpiadi».

Marco Proserpio

Nella foto:
I dati pubblicati dalla rivista “Focus” promuovono nel complesso la qualità delle cure prestate negli ospedali lariani

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