Spazi elettorali a Menaggio, il consiglio boccia la giunta

Menaggio

Per decenni sono stati la palestra dei militanti. Di tutti i partiti e di tutti i movimenti politici.
Si cominciava infatti sempre allo stesso modo: nottate in giro per i paesi, armati di pennellessa e colla di farina. Ad attaccare manifesti sugli spazi elettorali. Non senza il rischio di imbattersi negli avversari-nemici, pronti a coprire facce e simboli con i loro cartelloni.
Oggi, nella società liquida e dominata dalla comunicazione virtuale, quelle palestre rimangono sempre più spesso vuote. Simulacri tristi di un mondo che non c’è più.
E però, nei piccoli centri, almeno quando si vota per il sindaco, colla, manifesti e spazi elettorali tornano d’attualità. Servono. Sono quasi necessari per far conoscere i simboli e per rammentare le facce.
Ne sanno qualcosa a Menaggio, dove giovedì sera l’ultimo consiglio comunale si è incagliato proprio sulla questione dei tabelloni. La giunta, con una delibera forse un po’ affrettata, aveva deciso di eliminarli in toto. E di lasciarne soltanto uno.
I consiglieri di minoranza, con il capogruppo GianLuca Pedrazzini, hanno fatto però notare che la decisione violava la legge e penalizzava le frazioni.
La giustificazione del sindaco Michele Spaggiari – che ha ricordato come nel 2018, con decine di liste in corsa alle politiche, non vi fosse più nemmeno lo spazio fisico su cui piantare i cartelloni – non è bastata.
Il consiglio, con un solo voto contrario, ha votato il ritorno degli spazi per affiggere i manifesti. Almeno uno in ciascuna delle frazioni.

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