Spesa pazze in Regione: a processo Gaffuri, Pozzi, Rinaldin e Bianchi

Rinaldin e Gaffuri © FKD/F.DIOTTI | COMO Rinaldin e Gaffuri © FKD/F.DIOTTI | COMO

Sulle “spese pazze” dei consiglieri regionali lombardi deciderà un Tribunale in un processo nel quale saranno imputati anche quattro esponenti politici comaschi: Dario Bianchi (Lega Nord), Luca Gaffuri (Pd), Gianluca Rinaldin e Giorgio Pozzi (Forza Italia).
Ieri mattina, il giudice per le indagini preliminari di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, ha rinviato a giudizio 56 consiglieri ed ex consiglieri regionali accusati a vario titolo di peculato e truffa per aver utilizzato indebitamente i rimborsi spese loro assegnati. Dei quattro imputati che avevano scelto il rito abbreviato, il gup ha condannato a due anni di reclusione sia il lecchese Carlo Spreafico (Pd) sia Alberto Bonetti Baroggi, eletto nelle liste del Pdl. Quest’ultimo aveva restituito alla Corte dei Conti la cifra contestata. Condanna di un anno e mezzo invece per il sondriese Angelo Costanzo (Pd). Assolto, infine, Guido Galperti, oggi deputato Dem a Montecitorio. Il magistrato milanese ha poi prosciolto gli ex assessori Gianni Rossoni e Mario Scotti e l’ex capogruppo del Pd Carlo Porcari.
La data di inizio del processo è stata fissata per il primo luglio prossimo. Gli ex consiglieri e assessori regionali, pochi dei quali sono tuttora in carica, sono accusati di peculato per aver utilizzato, tra il 2008 e il 2012, i fondi pubblici assegnati ai singoli gruppi regionali per spese personali. Soltanto due degli imputati – l’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni (Lega Nord) e l’ex capogruppo del Carroccio, Stefano Galli – dovranno rispondere anche dell’accusa di truffa. Boni per aver comunicato alla Regione di essere residente a Sabbioneta, in provincia di Mantova, mentre in realtà si era trasferito a Milano dal 2003, ottenendo così oltre 25mila euro di rimborsi per spese di viaggio; Galli per aver fatto ottenere una consulenza di 196mila euro al genero ed essersi fatto rimborsare oltre 6mila euro per il banchetto del matrimonio della figlia.
Complessivamente, la cifra contestata dalla magistratura milanese ai consiglieri regionali finiti sotto inchiesta sfiora i tre milioni di euro.
Tra le prime reazioni a caldo dei comaschi coinvolti nella vicenda, quella di Dario Bianchi, raggiunto ieri pomeriggio durante i lavori del consiglio regionale. «Sono molto sereno – ha detto il rappresentante della Lega Nord – andremo a processo convinti delle nostre ragioni. Altrove, penso ad esempio in Valle D’Aosta, tutto è si è concluso con il proscioglimento degli accusati. Vedremo che cosa accadrà qui a Milano. Una cosa posso ribadire: non ho chiesto il rimborso di spese personali ma di spese legate al mio mandato elettorale».
Luca Gaffuri, all’epoca dei fatti contestati capogruppo Pd al Pirellone, esprime «piena fiducia nella magistratura» e spiega: «Ora si apre la fase del processo, ci sarà quindi la possibilità di dimostrare che le spese sostenute erano inerenti alle attività istituzionali».
Gaffuri ha anche deciso di rimettere «l’incarico al segretario regionale e a quello provinciale. Deciderà il partito», aggiunge.

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