Spese pazze al Pirellone, Arosio esce di scena

altIl caso. Sono 33 i consiglieri regionali della Lombardia che secondo la Procura non hanno violato le norme di legge
Per l’ex sindaco di Cantù richiesta di archiviazione dei pm di Milano

(m.pv. – da.c.) Si chiude con una richiesta di archiviazione per 33 consiglieri regionali la prima tranche di inchiesta relativa alle spese folli degli eletti al Pirellone. Un terzo circa degli indagati potrebbe quindi uscire di scena ed evitare la richiesta di rinvio a giudizio.
Tra loro, nomi notissimi come il monzese Pippo Civati, oggi parlamentare e già candidato alla segreteria del Partito Democratico; l’ex vicepresidente leghista del Senato, Rosi Mauro, da sempre vicinissima a Umberto

Bossi; l’attuale presidente del consiglio regionale, il ciellino Raffaele Cattaneo; il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri; e il comasco Edgardo Arosio, esponente del Carroccio, già sindaco di Cantù e assessore a Villa Saporiti, subentrato nel 2008 a Ettore Adalberto Albertoni in consiglio regionale.
Arosio è l’unico dei politici comaschi finiti nella clamorosa inchiesta della Procura di Milano per il quale i pm Alfredo Robledo, Paolo Filippini e Antonio D’Alessio hanno ipotizzato l’uscita di scena anticipata con la richiesta d’archiviazione.
All’ex sindaco di Cantù erano state contestate, in prima istanza, spese non giustificate per 21mila euro. «Si trattava – dice il legale di Arosio, l’avvocato Arnaldo Giudici – quasi esclusivamente di spese postali, ricariche telefoniche, spese per l’acquisto di giornali e spese di rappresentanza, vale a dire pranzi con delegazioni ufficiali o pranzi di lavoro».
L’indagine dei pm di Milano ha scandagliato a fondo le ragioni dei rimborsi. «Mi ha favorevolmente colpito il fatto che i magistrati abbiano verificato in modo analitico le singole posizioni. Non c’è stato alcun complotto dei giudici contro i politici, come dimostra la richiesta di archiviazione di un terzo delle persone coinvolte nella vicenda».
Peraltro, la stessa richiesta di archiviazione chiarisce i motivi della decisione presa dai pm, elencando in 13 punti le spese giustificabili «quantomeno in punto di elisione dell’elemento soggettivo del reato di peculato».
Tra queste, appunto, tutte le spese per acquisti di beni e servizi funzionali all’attività di consigliere regionale ma anche le spese per la dotazione informatica e le spese per pranzi e cene ma soltanto «se contestualizzati».

Nella foto:
Si chiude con una richiesta di archiviazione per 33 consiglieri regionali la prima tranche di inchiesta relativa alle spese folli degli eletti al Pirellone. Tra loro anche Edgardo Arosio, esponente della Lega Nord, già sindaco di Cantù e assessore a Villa Saporiti

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