SPEZZARE QUEL SILENZIO CHE SERVE SOLO AI PADRINI

di DARIO CAMPIONE

L’analisi
«Recenti fatti di sangue e indagini condotte dalla squadra mobile confermano la presenza nel nostro territorio di elementi legati alla criminalità di stampo mafioso». Per la prima volta – è accaduto ieri alla festa della polizia -il questore di Como ha accennato in un discorso ufficiale alla presenza della mafia sul Lario. Massimo Maria Mazza ha riservato un passaggio della sua relazione al problema delle attività illecite delle grandi organizzazioni criminali all’interno nostro tessuto sociale
ed economico e ha indicato con chiarezza la necessità di «svolgere un’attenta azione di intelligence» e di sviluppare, «con l’autorità giudiziaria, indagini criminali e finanziarie».
Si tratta di un passaggio importantissimo, che testimonia da un lato la lucidità dell’analisi del capo della polizia comasca e dall’altro l’innalzamento della soglia di attenzione verso un fenomeno che non può e non deve essere sottovalutato.
Come spiegato nelle relazioni della commissione parlamentare antimafia e come ripetuto in molte sentenze dei Tribunali lombardi, la criminalità organizzata e in particolare la ‘ndrangheta calabrese, ha messo in atto una strategia di insediamento nella nostra regione capillare e ramificata. Facendo tacere i mitra ma senza per questo rinunciare alla propria forza intimidatrice, le ‘ndrine di alcune famiglie del Vibonese e del Crotonese si sono mimetizzate nell’ambiente socio-economico lombardo e comasco, gonfiando con denaro sporco investimenti apparentemente puliti. Un modo di operare che ha integrato una forma di controllo ambientale definita da alcuni giudici «selettiva», vale a dire «strettamente funzionale alla conduzione del programma criminoso in un’area geografica diversa per cultura, mentalità, abitudini rispetto a quella di origine, ma estremamente pericolosa nella sua occulta e incontrollabile pervasività».
La mafia c’è. Anche al Nord. Meno cruenta, forse. Ma altrettanto pericolosa. Insidiosissima. In grado potenzialmente di inquinare una società in cui hanno resistito finora gli anticorpi di un civismo antico e forte.
Il cittadino comune vive con ansietà e preoccupazione il problema della propria sicurezza, mentre non si interessa delle sorti dei capitali mafiosi, riciclati nel circuito economico legale o in Borsa. Rapine e furti angosciano, come la droga. La mafia è invece un concetto astratto.
Ecco perché le parole del questore hanno importanza. Perché servono a spezzare quel silenzio mafioso che serve soltanto ai padrini.

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