Spia la collega con le telecamere del comune: patteggia l’agente di polizia locale geloso

Il Tribunale di Milano

Si era invaghito di una collega, questo almeno sostiene il capo di accusa che è finito sul tavolo del giudice di Milano, competente su reati relativi all’accesso abusivo alle banche dati. Così, un commissario della polizia locale di un comune del Porlezzese, 45 anni, aveva introdotto nel sistema informatico di gestione dell’impianto di videosorveglianza del comune dove prestava la sua opera, il numero di targa della collega con lo scopo di controllarne gli spostamenti. E lo stesso aveva fatto con la targa della moto dell’uomo che sospettava potesse avere una relazione con la vigilessa. Dati che, una volta inseriti in quella che veniva chiamata “blacklist”, permettevano un “pattugliamento” costante – ma del tutto abusivo – degli spostamenti dell’uomo e della donna.
Fatti che sarebbero proseguiti per un periodo breve di tempo, per appena tre giorni, il 25, 26 e 28 di giugno del 2019. Tanto è bastato tuttavia per far finire a processo il vigile, perché nella sua «qualità di commissario della polizia locale», e quindi pubblico ufficiale, avrebbe «abusato dei poteri in violazione dei doveri inerenti alla funzione».
La vicenda si è chiusa con un patteggiamento della pena, che è stata quantificata – e ritenuta congrua dal giudice – in otto mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Al Comune, costituito parte civile, sono invece stati liquidati 900 euro.
Secondo il giudice di Milano, l’indagato avrebbe agito «per motivi prettamente personali, peraltro piuttosto banali, senza poi trarre alcun reale vantaggio dalle sue condotte illecite, poco lesive anche dell’altrui sfera di riservatezza». «I plurimi accessi abusivi, tutti commessi in un breve arco temporale, sono chiaramente espressione di un unico disegno criminoso» di poco peso, che tuttavia non ha evitato all’agente geloso della polizia locale di dover fare i conti con la giustizia patteggiando la pena.

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