Spina Verde, ronde contro i tombaroli

La Fonte Mojenca nel Parco Spina Verde

Fonte Mojenca, nella foto, abitato protostorico di Pianvalle, insediamento della Camera Grande: il Parco Spina Verde non è solo un polmone ecologico alle porte di Como ma anche una potente macchina del tempo che narra i primi passi umani in questo territorio. Un museo a cielo aperto che può essere facile preda di “tombaroli” più o meno pericolosi.
Non sono mancati un tempo anche in Spina Verde cercatori di reperti muniti di metal detector, pronti a rivendere il bottino. Di recente pare sia bastato scavare sotto le radici di un grosso albero per trovare frammenti di vasellame del quinto secolo avanti Cristo di qualche interesse. «Vigiliamo costantemente con ronde pressoché quotidiane – dice il presidente del Parco Spina Verde, Giorgio Casati – anche sul nostro patrimonio archeologico, che di recente abbiamo ulteriormente valorizzato con nuova cartellonistica e nuove staccionate capaci di sfidare il tempo. Abbiamo una ventina di guardie volontarie attualmente operative sul perimetro del parco. E ogni intervento è concordato con la Soprintendenza».

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