Splendido folk con i Crooked Brothers

«Mi sveglio, la bocca piena di terra. Sole che splende, ma non attraversa la sporcizia». Inizia così Buried Alive, uno dei brani più belli dell’album d’esordio Deathbed Pillowtalk dei Crooked Brothers, che ben descrive il suono del trio americano: bello, caldo e con il fango sotto le sue unghie. Una miscela entusiasmante di intramontabile folk, di blues sudato, di piedi che battono al ritmo del funk. La sessualità, la morte, la perdita, la solitudine perseguitano la loro musica piena di muscoli e cuore. Jesse Matas, Darwin Baker e Matt Foster – tutti e tre sono cantautori e polistrumentisti – mescolano a turno banjo, mandolino, dobro, chitarra e armoniche, per restituirli ciascuno con il proprio virtuoso stile.
Gli accordi sembrano infiniti, si rinnovano con grande freschezza in ogni canzone. Dal vivo, venerdì 24 maggio, alle 21, al Live Club All’1&35circa di Cantù, questa sorprendente band americana presenta il recente lavoro Lawrence, Where’s Your Knife?, un disco che, grazie a canzoni contagiose come Another Sun, li conferma tra le novità più importanti di questi anni recenti in cui il folk ha saputo rinnovarsi e tornare a splendere come un tempo.
Si ritrovano sullo stesso palco, dopo tanti anni dalle celebri esibizioni insieme a Miles Davis, due giganti della musica. In una carriera che abbraccia tre decadi e una discografia che include più di una dozzina di registrazioni eclettiche e innovative, Mike Stern, con cinque nominations ai Grammy, si è affermato come uno dei principali chitarristi e compositori jazz e jazz-fusion della sua generazione. Bostoniano di nascita, allievo di Pat Metheny, Mike può vantare una carriera di tutto rispetto, iniziata sul finire degli anni ’70, in cui spiccano le collaborazioni con i Blood Sweet & Tears, Billy Cobham e, appunto, Miles Davis. Quando a sua volta Bill Evans incontra Miles, con cui incide The man with the horn e Star people, ha solo 22 anni. Ma nel suo curriculum vanta altre perle: la militanza nella Mahavishnu Orchestra del “mostro sacro” John McLaughlin, le session con Herbie Hancock e Gil Evans, quelle con le stelle del rock Mick Jagger e Andy Summers, e, soprattutto, un progetto solista che prosegue ininterrottamente da oltre un quarto di secolo.
Al Blue Note di Milano, sabato 25 maggio, alle 21, Stern ed Evans saranno affiancati dal batterista, compositore e produttore Dave Weckl e dal bassista Tom Kennedy.
Dopo Yellow Sun, uscito nel 2006, i Grizzly Bear hanno pubblicato nel 2009 il loro terzo album: Veckatimest. In questo lavoro Ed Droste, Christopher Bear, Chris Taylor e Daniel Rossen trovano una incredibile chiarezza di suoni e visioni: le voci, affidate a tutti i membri della band, sono più complesse e armonizzate, gli arrangiamenti risultano più severi, la produzione più avventurosa e i testi più coinvolgenti. L’album è il risultato di una reale collaborazione tra i componenti del gruppo, il risultato di un lavoro intenso della band, che ha prodotto un inaspettato mix di materiale più maturo, compatto e soprattutto dinamico. Da brani come Dory, una composizione elegantemente psichedelica, a Ready Able, un’opera synth, a canzoni più apertamente pop come Two Weeks e While You Wait For the Others, un autentico capolavoro melodico. Una formula sonora vincente che il nuovo disco Shields ha ribadito con lo stesso successo. Dal vivo, martedì 28 maggio, sul palco dell’Alcatraz.

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